VINI,  Degustazioni

Terre di Cosenza DOC Pollino: degustazione del Magliocco di Giuseppe Calabrese 

Introduzione 

Il panorama calabrese è ancora quasi sconosciuto quando si parla di vino, specialmente se ci riferiamo alla Terre di Cosenza DOC sottozona Pollino. In effetti, questa denominazione è passata inosservata anche a me, finché un giorno l’ho vista in enoteca e non ho potuto fare a meno di acquistarla. 

Date le mie origini, per me è sempre un’occasione per riavvicinarmi alla mia terra e scoprire ciò che ha da offrire, soprattutto in termini di viticoltura. Pensate che io e il vino siamo stati distanti per anni, specialmente durante la mia infanzia in Calabria; oggi, invece, vi porto con me alla degustazione di questo rosso identitario di Giuseppe Calabrese, profondamente legato al cuore del Parco Nazionale. 

Il territorio del Pollino 

Il Parco Nazionale del Pollino è l’area protetta più grande d’Italia. Si estende a cavallo del confine tra il sud della Basilicata (nella provincia di Potenza) e il nord della Calabria (nella provincia di Cosenza). È un territorio pieno di contrasti: da un lato ci sono le vette del massiccio che superano i 2200 metri, mentre dall’altro dolci colline che degradano verso il mare. Il simbolo indiscusso di questo habitat è il Pino Loricato, un albero millenario che resiste in condizioni estreme, proprio come le viti più vecchie della zona. 

Le vigne della DOC si trovano solitamente tra i 400 e i 700 metri sul livello del mare: quest’altitudine garantisce freschezza al vino. Il clima è influenzato dalla vicinanza di due mari, lo Ionio e il Tirreno, e dalla barriera delle montagne; questo crea un forte sbalzo di temperatura tra giorno e notte, fondamentale per lo sviluppo dei profumi dell’uva. Qui il clima è più continentale che mediterraneo, con inverni rigidi e una ventilazione costante che protegge i grappoli dalle malattie. 

Il suolo è spesso calcareo e ricco di scheletro (sassi), il che costringe le radici della vite a scendere in profondità, regalando mineralità e sapidità. Inoltre, qui si pratica una viticoltura eroica: si lavora su pendenze importanti e in piccoli appezzamenti dove la meccanizzazione è difficile. Qui operano i veri artigiani del vino, come Giuseppe Calabrese a Saracena. Quella del Pollino è una delle poche zone del Sud dove il legame tra montagna e vino è così stretto, creando rossi che hanno la potenza del sole del Mezzogiorno ma l’eleganza dei vini di alta quota. 

La denominazione Terre di Cosenza DOC Pollino 

Sebbene sia una denominazione non molto conosciuta, la Terre di Cosenza DOC (che al suo interno racchiude la storica zona del Pollino) rappresenta una delle realtà più interessanti del Sud Italia, custode di una tradizione vitivinicola che affonda le radici tra le montagne e il mare della Calabria settentrionale. La denominazione Terre di Cosenza è stata istituita per valorizzare il valore territoriale riconosciuto da tempo in questa provincia. 

L’area di produzione della sottozona Pollino si concentra in particolare nei comuni che abbracciano il versante calabrese del massiccio, come Saracena, Castrovillari, Cassano allo Ionio e Civita. Il disciplinare prevede principalmente il rosso e il rosso superiore, quest’ultimo con un titolo alcolometrico più elevato e un periodo di affinamento maggiore. 

La base ampelografica è dominata dal Gaglioppo e dal Magliocco (spesso indicato localmente come Magliocco Canino o Dolce). Proprio il Magliocco è il grande protagonista del lavoro di artigiani come Giuseppe Calabrese, capace di regalare al vino quel carattere unico che stiamo scoprendo. 

Il vitigno Magliocco 

Il Magliocco è un vitigno che racconta la storia antica del Mediterraneo, un’uva di grande personalità che sta vivendo una vera e propria rinascita. Si ritiene che sia arrivato in Italia con i coloni greci nell’VIII secolo a.C.; il suo nome potrebbe derivare da “maglio”, a indicare la forma del grappolo o la durezza del legno della vite. Oggi sappiamo che il Magliocco Dolce (o Arvino) è una varietà distinta e nobile, tipica dell’area settentrionale della Calabria. 

Il Magliocco è il re indiscusso di queste zone: qui trova i suoli argillosi e la ventilazione di cui ha bisogno. È una pianta dalla maturazione tardiva: si vendemmia solitamente tra la fine di settembre e la metà di ottobre. È una vite vigorosa che ama il sole, ma sopporta bene le escursioni termiche tipiche delle zone pedemontane. Questa resistenza si traduce nel calice in un vino dal colore intenso, una struttura importante e inconfondibili note speziate e fruttate. 

Il Vignaiolo: Giuseppe Calabrese e la sua Saracena 

Per capire davvero questo vino, bisogna conoscere la mano che lo ha creato: quella di Giuseppe Calabrese. Giuseppe non è solo un produttore, ma un vero artigiano che a Saracena ha scelto di farsi interprete del territorio con una dedizione totale. La sua è una produzione limitata, una scelta coraggiosa che punta tutto sulla qualità e sul rispetto della natura. 

Lavorando pochi ettari di vigna in modo assolutamente artigianale, Giuseppe segue una filosofia che definiremmo naturale: niente chimica invasiva in vigna e interventi minimi in cantina. Il suo lavoro è un omaggio al Magliocco Dolce, vitigno che lui cura con una precisione quasi maniacale per estrarne eleganza e identità. Bere un suo vino significa assaggiare il frutto di una viticoltura contadina evoluta, dove la pulizia e il carattere “wild” convivono perfettamente, regalandoci un sorso che è lo specchio fedele della sua personalità e della terra di Calabria. 

📋 Scheda Tecnica: L’anima del Magliocco di Giuseppe Calabrese 

Prima di passare al calice, ecco i numeri e i dettagli che definiscono questo vino. Questi dati spiegano perfettamente perché, all’assaggio, ho ritrovato una freschezza così viva e una mineralità terrosa così marcata. 

Terre di Cosenza doc
Voce Dettaglio Tecnico 
Denominazione Terre di Cosenza DOP (Sottozona Pollino) 
Vitigno 100% Magliocco 
Vigneti Rinni, Piano di Gallo (vigne di 40 anni) e Pastini (vigne di 5 anni) 
Suolo Medio impasto con forte presenza di Ferro e Magnesio 
Altitudine Tra i 350 e i 400 metri s.l.m. con esposizione Nord/Nord-Est 
Resa per ceppo Molto bassa, circa 1 kg per pianta 
Filosofia Certificazione Biologica, concimazione con letame ogni 2 anni 
Vendemmia Manuale in cassetta, prima decade di ottobre 

La degustazione del Terre di Cosenza DOC Pollino – Giuseppe Calabrese 

L’esame visivo e olfattivo: tra terra e mare 

Il colore si presenta di un rosso rubino con una chiara tendenza al granato; il vino è limpido e poco denso nel calice. Al naso esprime una buona intensità e una pulizia che mi permette di definirlo schietto e fine. Emergono immediatamente note terrose e una ruvidità di terra e humus, seguite da cenni di liquirizia, pepe nero e una nota di alloro. Incuriosisce la presenza del geranio, unita a un leggero sentore di eucalipto e a una nota salmastra di salsedine che si percepisce in lontananza. 

L’assaggio: un’acidità sorprendente 

In bocca sprigiona ancora un’altissima acidità, un dettaglio che per un rosso del 2016 mi lascia abbastanza perplessa. Mi interrogo se questa freschezza così vibrante sia un segno di straordinaria integrità del Magliocco di Giuseppe Calabrese o se, data l’evoluzione in bottiglia, l’acidità stia iniziando a prevalere troppo sulla struttura, rendendo il sorso quasi pungente. Ho deciso di stapparlo ora proprio perché credo sia al suo apice: con i suoi 12,5% di alcol, è un vino che va colto nel momento esatto in cui l’eleganza non viene ancora sopraffatta dal tempo. 

Abbinamenti gastronomici 

Questo vino, nonostante gli anni, conserva una spiccata acidità e un’anima di montagna che lo rendono estremamente versatile a tavola. Naturalmente, i piatti della tradizione calabrese e lucana giocano in casa: l’abbinamento territoriale sposa alla perfezione sia la consistenza del vino che quella delle pietanze locali. Accompagna egregiamente la carne rossa, dalle costine alla griglia fino ai classici arrosti, o un ricco ragù di selvaggina. 

I miei abbinamenti “fuori dal coro” 

Per questa degustazione ho voluto osare, scegliendo come filo conduttore un ingrediente stagionale: il cardo

  • Risotto con cardi, gorgonzola e una polvere di liquirizia: la liquirizia è stata il vero collante del piatto, richiamando perfettamente le note balsamiche di radice che ho percepito nel vino. 
  • Cardi al sugo con ’nduja: qui è tornata l’assonanza con i sapori calabresi. La ’nduja — che per me è poco piccante, ma per il resto del mondo potrebbe esserlo di più — ha creato una bellissima armonia con il carattere deciso del Magliocco. 

Perché scoprire il Terre di Cosenza DOC Pollino 

Vi ho incuriosito con questo vino? Spero proprio di sì! Innanzitutto, è una denominazione meno blasonata e merita di essere scoperta come in una caccia al tesoro. Essendo un vino di montagna prodotto da artigiani come Giuseppe Calabrese, ha caratteristiche peculiari che lo rendono interessante, non ultima la vicinanza con il mare che conferisce una nota iodata molto particolare. È un ottimo modo per conoscere vitigni autoctoni diversi e una forte identità territoriale. 

Conclusione 

Scoprire un nuovo vino è un po’ come giocare alla caccia al tesoro: a volte si può essere fortunati e trovare una gemma preziosa, altre volte invece si rimane a mani vuote. Nel mio caso, questa ricerca mi ha portato qualcosa di molto ricco. Un vino calabrese come questo non è soltanto un rosso un po’ “wild” (selvaggio), ma rappresenta per me un vero riavvicinamento con la mia terra. Il mio invito è quello di restare sempre curiosi: provate, rischiate e osate con gli abbinamenti. 

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