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Visita a Cobo Winery: degustazione, vini e cosa aspettarsi 

1. Introduzione: Tra vigne e storia 

Filari di viti, alberi di ulivo, pietra e serenità: questo è il quadro che rappresenta Cobo Winery.  

Quando ho scelto di viaggiare in Albania, ho deciso di visitare una cantina per conoscere meglio i vini e i vitigni albanesi. Purtroppo, questa regione non si studia approfonditamente durante i percorsi da sommelier, ma la curiosità mi ha spinta a unire l’utile al dilettevole.  

La prima cosa che mi ha colpito è stato il verde: i dintorni di Berat sono rigogliosi e la natura è la protagonista assoluta. Il canto dei grilli in un assolato giorno di settembre e il rumore delle scarpe sulla pietra mi hanno portata in una realtà completamente diversa.  

Cobo è una cantina antica che affonda le radici nel territorio; eleva i vitigni autoctoni dando loro personalità e carattere. In questo articolo, vi porto con me attraverso l’esperienza che ho vissuto presso la loro tenuta. 

2. Dove si trova Cobo Winery 

Alle porte di Berat, città patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, sorge Cobo Winery: una cantina che non è soltanto luogo di produzione, ma un ponte tra il passato e il futuro. 

Dista dalla città di Berat circa 15-20 minuti; la posizione è immersa nel verde, circondata dai vigneti, e all’orizzonte il Monte Tomorr fa capolino. Qui gli spazi aperti trasmettono un senso di pace, il respiro si fa regolare, ed è proprio da Cobo Winery che ho deciso di fare la mia prima degustazione di vini in Albania centrale

È stata la mia prima tappa in Albania subito uscendo dal centro di Tirana: a circa due ore di macchina, il verde e la sensazione di pace hanno soltanto preannunciato quella che si sarebbe rivelata una degustazione piena di scoperte interessanti. 

3. La storia di Cobo Winery 

Come in tutte le famiglie, la storia è un intreccio di continuità, interruzioni e ritrovamenti: anche la storia della famiglia Cobo parla di questi tre concetti. Dopo il periodo del regime in Albania, la famiglia ha dovuto lottare per riprendere in mano la propria tradizione vinicola. 

Muharrem e la famiglia Cobo non sono soltanto i proprietari di questa tenuta, ma sono i custodi di questa terra, e questo si riflette nei loro calici. La loro filosofia è che il vino non è soltanto un prodotto da bere, ma un’identità; rappresenta l’identità del territorio albanese e il loro scopo è far conoscere l’Albania al mondo attraverso i vitigni autoctoni

È quasi commovente vedere come un territorio, la storia e le tradizioni siano tutte rinchiuse in un calice di vino: è proprio lì che la storia e il territorio si esprimono. 

4. La visita in cantina: cosa aspettarsi 

Avevo contattato Cobo Winery per una degustazione prima di partire da Milano e mi avevano risposto di passare tranquillamente durante i loro orari di apertura. Veniamo accolti da un giovane ragazzo che ci porta subito a fare un tour della cantina, passando dalla zona di produzione fino alla barricaia

La barricaia è forse il luogo più emozionante: un’antica anfora posta al centro della stanza toglie letteralmente il fiato. Ci spiega che il nonno studiò e lavorò in Veneto, ed è qui che imparò cosa significa lavorare “alla maniera italiana”: in effetti, i loro vini sono tutti molto equilibrati. 

cobo winery barricaia

La visita non è lunghissima, ma nel giro di una mezz’oretta avrete le spiegazioni su chi è Cobo Winery, cosa rappresenta e che cosa produce. Considerate più o meno un’ora o un’ora e mezza per l’esperienza completa. 

5. La degustazione dei vini 

Dopo aver visitato i luoghi di produzione di Cobo Winery, è giunto il momento di passare alla parte più divertente: la degustazione. Questa esperienza è il quadro rappresentativo del territorio albanese e soprattutto di Berat; è un viaggio attraverso i vitigni autoctoni e ciò che regalano al bicchiere. 

La degustazione comprende 5 etichette (due bianchi, due rossi e un raki), il tutto accompagnato da formaggi, pane con l’olio e olive: prodotti del territorio che esprimono perfettamente il terroir e l’intreccio tra vino e cibo. 

cobo winery

I vini degustati 

  • Puls 2022: Il vitigno autoctono più identitario della zona. È un vino di grande freschezza e leggerezza; al palato è snello con una spiccata acidità minerale. Qui il terreno è prevalentemente calcareo, ricco di carbonato di calcio e depositi argillosi: questo costringe le radici a scendere in profondità, regalandoci quella “spina dorsale” gessosa e verticale. Al naso sentiamo note delicate di fiori bianchi come il gelsomino, agrumi freschi e un finale amaricante di mandorla. 
  • 👉 Abbinamento: Perfetto per aperitivi o piatti a base di pesce grasso, come uno sgombro. 
  • Shesh i Bardhë 2022: La varietà bianca più diffusa in Albania, che qui esprime un carattere montano. Rispetto al Puls, ha un corpo e una struttura più rotonda, risultando più morbido e persistente. I sentori passano dai fiori bianchi alla frutta a polpa gialla (pesca e susina) con note di erbe aromatiche mediterranee. 
  • 👉 Abbinamento: Un vino gastronomico adatto a tutto pasto, ottimo anche con carni bianche. 
  • Shesh i Zi Riserva 2013: Un vitigno di grande longevità, parente stretto dei grandi rossi balcanici. Mostra un tannino evoluto e setoso; è profondo e strutturato. Predominano le note terziarie: marasca sotto spirito, prugna secca e spezie balsamiche come liquirizia, tabacco e cuoio. Riposa 12-18 mesi in barrique di rovere da 225 litri per la micro-ossigenazione, seguiti da 6-12 mesi in bottiglia. 
  • 👉 Abbinamento: Da provare con piatti di carne importanti, brasati o selvaggina. 
  • Kashmer 2017: Un blend di Cabernet Sauvignon, Shesh i Zi e Merlot. È il vino più “piacione” e internazionale, con un attacco dolce e un sorso vellutato che ricorda i grandi rossi italiani. Profuma di piccoli frutti rossi maturi (mora, mirtillo), vaniglia e spezie dolci come la cannella. 
  • 👉 Abbinamento: Piatti di carne alla griglia, spezzatini o primi piatti a base di carne. 
  • Raki me Arra: La nota finale. Un distillato di uva infuso con noci verdi, incredibilmente avvolgente. Gli oli essenziali delle noci rendono il sorso quasi cremoso. Al naso sentiamo mallo di noce (fresco e tostato) e caffè. 
  • 👉 Abbinamento: Ideale con la pasticceria secca o perfetto come fine pasto. 

6. Il vino che mi ha colpito di più 

Scegliere solo un vino è sempre una scelta molto difficile, non solo perché ogni calice è unico, ma anche perché ogni calice racconta una storia. 

Se dovessi scegliere, però, andrei sicuramente sullo Shesh i Zi Riserva: sia perché rappresenta un vitigno autoctono, e quindi l’espressione di un territorio, sia perché l’evoluzione del tempo mi fa pensare a come effettivamente i vitigni autoctoni albanesi abbiano delle qualità che meritano di essere conosciute. 

7. Quanto costa la degustazione 

La degustazione costa intorno ai 30 € (la mia visita risale al 2023 e quindi oggi i prezzi potrebbero essere cambiati). Consiglio la prenotazione, più che altro per sapere se le persone sono disponibili oppure se sono impegnati in vigna. 

Io inizialmente volevo andare un altro giorno, ma mi avevano detto che erano impegnati per la vendemmia e quel giorno non sarebbero stati disponibili: ho quindi cambiato e anticipato la mia visita. Il formaggio, l’olio e le olive sono inclusi nel prezzo dell’esperienza; inoltre, è possibile acquistare i vini in loco ed è possibile pagare con il POS

Purtroppo io non ho comprato bottiglie perché ero appena arrivata in Albania e non me la sono sentita di portarmele in giro con il caldo, ma se non erro è possibile acquistare e forse anche spedire le bottiglie. 

8. Consigli pratici per la visita 

La stagione migliore per fare una degustazione è sicuramente la primavera, ma anche l’estate o l’autunno; eviterei invece l’inverno. 

Per la visita, pensate di dedicare più o meno un’ora e mezza. L’esperienza è adatta sia a coppie che a gruppi di amici, oltre che ovviamente ad appassionati di vino come me. 

9. Vale la pena visitare Cobo Winery? 

In un mondo dove si fa sempre più fatica a parlare di vino e dove soltanto le etichette più importanti hanno risalto, andare in una realtà familiare a scoprire i vini albanesi ha sicuramente il suo risvolto positivo. 

Innanzitutto, possiamo comprendere il territorio e i vitigni autoctoni di un determinato Paese; possiamo capirne il terroir e la difficoltà che ha avuto il popolo albanese nel riprendersi le attività dopo il regime. I vini li ho trovati tutti eleganti ed equilibrati e, come ho già detto, ogni calice racconta qualcosa. 

Consiglio questa esperienza a coloro che sono curiosi di scoprire una realtà diversa e dei vitigni che si discostano da quelli che siamo soliti conoscere. Non la consiglio, invece, a coloro che sono abituati a bere sempre lo stesso vitigno e non hanno alcun tipo di curiosità. 

10. Conclusione

Si dice che se una ricetta, un luogo o un vino ti lasciano con la voglia di approfondire o con la curiosità di imparare qualcosa di nuovo, allora la visita ha avuto senso. Ho deciso di scrivere di questa visita, avvenuta nel 2023, perché secondo me ha senso parlare di viticoltura albanese e dei vini che si producono in quel territorio. 

Questa è una storia dove persone con coraggio hanno deciso di riprendere in mano la propria storia, seppur interrotta, per farne un capolavoro. Il capolavoro è espresso tutto in questi vini: freschezza, morbidezza, tannino, equilibrio, eleganza e terroir. Se si vuole riconoscere l’Albania attraverso un calice di vino, bisogna assaggiare i vini di Cobo Winery: vini che ascoltano e che raccontano una storia. 

Questa cantina mi ha regalato emozioni intense e soprattutto ha soddisfatto tante mie curiosità, ed è per questo che la consiglio. Se vi è piaciuto l’articolo, non perdetevi le mie altre visite in cantina e non dimenticate di seguirmi su Instagram per scoprire i miei prossimi viaggi e degustazioni. 

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