VINI,  Visite in cantina

Visita alla Cantina Boveri Luigi: degustazione di Timorasso nei Colli Tortonesi 

Introduzione emozionale 

Vi capita mai di pensare a come il nostro territorio abbia diversi vitigni autoctoni e di come molti di loro abbiano rischiato l’estinzione? Presso la cantina Luigi Boveri ho voluto entrare in contatto con uno di questi vitigni.

Il Timorasso è uno di questi vitigni e la mia visita da Luigi Boveri punta proprio alla conoscenza sul territorio di questo vitigno. 

Essendo parte di FISAR Milano, seguivo con curiosità i loro canali social e desideravo da tempo scoprire i Colli Tortonesi

Questo territorio rappresenta per me un luogo unico, perfetto per approfondire la conoscenza del Timorasso

In una calda e assolata giornata di giugno, ho deciso finalmente di visitare la Cantina Boveri Luigi

Al mio arrivo ho trovato Luigi e sua cognata ad aspettarmi, dando inizio a un’esperienza che si preannunciava ricca di emozioni. 

In questo articolo vi porto con me sui Colli Tortonesi e vi porto a visitare con me la Cantina di Boveri Luigi

Nel cuore dei Colli Tortonesi 

Ci troviamo a Montale Celli, una piccola frazione di Costa Vescovato situata a pochi chilometri da Tortona

Durante il viaggio, la strada si snoda tra calanchi, boschi fitti e piccoli appezzamenti di vigneti. Il contrasto tra la natura selvaggia e il rigore della vigna è una piacevole coccola per l’occhio. 

Le forme dolci delle colline rendono questo paesaggio estremamente rilassante e suggestivo.  

Come arrivare 

Per raggiungere Montale Celli da Milano, si impiega circa un’ora e venticinque minuti. Da Milano, basta imboccare la A7 in direzione Genova e uscire a Tortona o Castelnuovo Scrivia 

Il viaggio è breve e piacevole, rendendo la cantina una meta perfetta per una gita fuori porta da Milano

La struttura è dotata di un piccolo parcheggio interno, quindi non avrete alcuna difficoltà a lasciare l’auto.  

Il Timorasso: anima bianca del Tortonese 

Ma cosa rende speciale questo territorio? In questo comprensorio nasce un bianco che avremmo potuto non conoscere, se non fosse per alcuni agricoltori che hanno deciso di preservarlo e di dargli nuova vita.  

Il Tortonese è terra d’elezione sia per il Timorasso che per la Barbera, grazie a un suolo marnoso che regala struttura e longevità. Il Timorasso è uno di quei vitigni salvati dall’estinzione grazie alla lungimiranza di alcuni viticoltori che, con testardaggine, lo hanno recuperato regalandoci oggi espressioni bellissime da degustare.  

La sua caratteristica principale è una mineralità profonda, con quelle note di pietra focaia che spiccano insieme a una buona acidità. Ha una capacità di evolvere nel tempo che pochi vini bianchi possiedono; infatti, il Timorasso è definito “il rosso vestito da bianco”. 

Accanto al Timorasso troviamo la Barbera, un pilastro della cantina. Il suo colore rosso rubino intenso, la sua struttura e i sentori di frutta rossa croccante, uniti a un’alcolicità bilanciata, rendono questo vitigno perfetto per essere scoperto in questa visita.  

Perché lo chiamano “il bianco vestito da rosso”? 

  • La struttura: L’argilla conferisce al vino quel corpo e quella potenza alcolica che ricordano un rosso. 
  • La longevità: Il calcare e i sali minerali del suolo agiscono come “conservanti” naturali, permettendo al vino di evolvere per dieci anni o più. 
  • Il parallelo: Proprio come nei grandi rossi, la mineralità del suolo sostiene il vino mentre i profumi di frutta fresca lasciano il posto a note terziarie più complesse. 

2. Il legame con il microclima: Appennino e Boschi  

Il clima dei Colli Tortonesi è unico perché è un punto di incontro tra diverse influenze. 

Possiamo analizzare questi elementi: 

  • L’effetto Appennino: Le correnti che scendono dalle montagne creano una forte escursione termica tra giorno e notte. Questo è il segreto per mantenere l’acidità vibrante e i profumi eleganti. 
  • Il ruolo dei boschi: I boschi fitti che hai visto durante il viaggio agiscono come un termoregolatore naturale, mantenendo le vigne fresche anche nelle estati più calde. 
  • L’analisi sensoriale: Questa freschezza climatica si traduce in quella “beva dinamica” che bilancia la grande struttura del vino. 

La storia della cantina e la filosofia produttiva 

La storia della cantina di Luigi Boveri ha origini antiche e di tradizione familiare. In passato si usavano le cascine, che erano adibite sia all’allevamento sia all’agricoltura tradizionale. 

Quando Luigi ha preso in mano la cantina, ha deciso di abbandonare la parte dell’allevamento per dedicarsi esclusivamente alla viticoltura. Da questa scelta nasce la volontà di preservare tutto, intervenendo il meno possibile sia in vigna che in cantina. 

L’obiettivo è lasciare parlare il vitigno nella sua forma più pura, rispettando l’integrità del frutto e i tempi naturali del vino. Questo territorio è importante sia per la parte boschiva, che protegge dalle intemperie, sia per la composizione del suolo. 

Il suolo marnoso-calcareo dei calanchi permette ai vini di avere una profonda mineralità. Questa terra conferisce una struttura solida, capace di sfidare il tempo proprio come un grande rosso. 

La vicinanza dei boschi garantisce inoltre un’escursione termica che preserva l’acidità e la purezza dei profumi varietali. La qualità nasce proprio qui, tra il rigore della gestione manuale dei filari e la pulizia che si ritrova poi nel calice. 

Ogni bottiglia prodotta da Luigi racconta l’identità dei Colli Tortonesi, di cui si sente orgoglioso custode. 

L’accoglienza e la visita guidata 

Prima di iniziare il percorso tecnico, ci viene incontro la cognata di Luigi, una signora molto dolce con cui iniziamo subito a conversare. 

Successivamente arriva anche Luigi. Con lui iniziamo la degustazione, che si rivela un vero percorso focalizzato sul legame tra il cibo del territorio e il vino. 

Mentre assaggiamo, ci accomodiamo in una sala moderna e accogliente. L’ambiente è molto luminoso, l’ideale per osservare la limpidezza e la bellezza di ogni calice. 

Infine, dopo aver iniziato con due bianchi, passiamo alla scoperta dei due rossi di cui parleremo nel dettaglio tra poco. 

Degustazione vini 

Cantina Luigi Boveri Timorasso

I vini assaggiati 

La degustazione si sviluppa attraverso due bianchi e due rossi, accompagnati da prodotti locali. Iniziamo con un Derthona dal colore giallo paglierino, caratterizzato da sentori minerali e fiori gialli. 

Al sorso presenta una buona acidità e un calore medio. Lo vedo bene con piatti delicati, specialità di pesce o carni bianche: un inizio fresco che prepara perfettamente il palato. 

Passiamo poi ai Filari di Timorasso, un vino decisamente più strutturato. Qui il colore è più intenso, i sentori sono più carichi e la nota minerale si sente in modo prevalente insieme a polpa di frutta. 

In questo caso consiglio piatti più ricchi a base di pesce o primi alle verdure. Spesso lo trovo in uno dei miei ristoranti giapponesi di fiducia e lo scelgo per abbinarlo al sushi: un connubio che trovo sempre sorprendente. 

Iniziamo poi la scoperta della Barbera. La prima versione, più giovane e affinata in acciaio (Boccanera), ha un colore rosso rubino, buona acidità e un corpo equilibrato. Al naso spicca la frutta rossa croccante

La consiglierei con secondi della tradizione italiana. Per me rappresenta la quintessenza della convivialità, grazie a quella freschezza che invita subito a un secondo sorso. 

Finiamo con una Barbera più strutturata (Poggio delle amarene) affinata in legno. Il corpo è più rotondo, il colore è più carico e la frutta evolve verso note di confettura. Questo vino lo abbinerei a un brasato o a uno spezzatino. 

Durante l’assaggio abbiamo provato una focaccia di patate e salumi, seguiti dai Rabatòn, gnocchetti tradizionali tortonesi alle erbe di campo e formaggio. Per finire, un ottimo vitello tonnato

Il percorso enogastronomico è stato estremamente istruttivo. Ogni piatto era in perfetto equilibrio con i vini, confermando quanto il legame tra calice e territorio sia inscindibile. 

I momenti che mi hanno colpita di più 

La visita in cantina da Boveri Luigi si è sviluppata in modo del tutto informale. I racconti seguono il vissuto personale e non risultano mai tediosi o saccenti. È stato come parlare con un vecchio amico e il tempo a disposizione è letteralmente volato.  

Degustare circondati dai vigneti e dai boschi è un vero relax per gli occhi. Questa atmosfera, unita al racconto schietto del produttore, permette di entrare in sintonia con il territorio in modo naturale e autentico.  

Perché consiglio la visita alla Cantina Boveri Luigi 

Se volete scoprire l’anima autentica del Timorasso e della Barbera, la cantina di Luigi Boveri è la meta ideale. Qui i vini non sono solo prodotti tecnici, ma raccontano la verità di un territorio senza filtri, con una qualità che si sente in ogni sorso. 

L’accoglienza è stata a dir poco perfetta: non una lezione accademica, ma un incontro vero. All’epoca della mia visita ho pagato 30 € a persona per la degustazione, un rapporto qualità/prezzo ottimo considerando l’eccellenza dei vini e la cura del percorso gastronomico. È inoltre possibile acquistare le bottiglie direttamente in loco per portarsi a casa un pezzetto di questo viaggio. 

Consigli pratici per organizzare la visita 

Per poter visitare la cantina di Luigi Boveri è consigliabile la prenotazione; anzi, direi che è quasi obbligatoria. Per poter procedere a un percorso enogastronomico completo, infatti, servono tempo e preparazione. 

L’esperienza dura più o meno due ore. Vi consiglio di effettuare la visita in primavera o in autunno; eventualmente anche in estate, se il caldo non vi dà fastidio. 

Inoltre, prediligete un abbigliamento comodo, utile anche per poter visitare poi le zone limitrofe e godervi il paesaggio dei Colli Tortonesi. 

Cosa vedere nelle vicinanze 

Dopo la visita in cantina è carino visitare i dintorni. Sicuramente la prima cosa che consiglio è andare a vedere i famosi calanchi: queste formazioni argillose sembrano sculture naturali tra il verde. La loro consistenza quasi bianca rende tutto simile a un paesaggio lunare; sono proprio i calanchi a dare la mineralità che sentiamo nel Timorasso

Successivamente, vicino alla cantina di Luigi Boveri, c’è il borgo natale di Fausto Coppi, ovvero Castellania. Si arriva tranquillamente in macchina oppure con una passeggiata. Qui si respira ancora la storia del ciclismo tra le strade che hanno visto nascere una leggenda. Se avete tempo, andate assolutamente a vedere il mausoleo e i murales dedicati all’Airone. 

Terminiamo la nostra giornata con una camminata a Costa Vescovato, camminando a fianco dei filari e sentendo così il profumo della terra e dei vigneti. Qui vediamo come in vigna niente sia lasciato al caso: si percepisce la cura delle viti e si ammira la suggestiva pendenza delle colline.  

Conclusione  

Il Timorasso è un vino che merita davvero di essere riscoperto e degustato. Andare a trovare Luigi Boveri è stato come fare un viaggio intorno a questo vitigno e scoprirne l’anima, accompagnata a braccetto da una Barbera d’eccellenza.  

Spero che questo articolo vi abbia incuriosito e che vogliate organizzare una gita fuori porta alla cantina di Luigi per poter provare le stesse emozioni che ho vissuto io. 

👉 E voi, avete mai assaggiato il Timorasso nel Tortonese? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate!