Visita alla cantina Le Fiole e degustazione dei vini Le Fiole e Torre degli Alberi
Introduzione
L’Oltrepò Pavese è famoso per il Pinot Nero. Da qui nascono vini che raccontano una storia: parliamo di bollicine, ma anche di vini rossi fermi.
A novembre la FISAR Milano, in collaborazione con l’azienda agricola Le Fiole e Torre degli Alberi, ha organizzato una degustazione a tema Pinot Nero.
Non ho perso tempo per partecipare a questo evento. In questo articolo vi porto con me in questo viaggio tra le colline dell’Oltrepò e scopriremo insieme queste cantine.
Le colline dell’Oltrepò Pavese: terra di grandi vini
Il paesaggio pavese vanta un legame storico e indissolubile con la vite, favorito da una posizione geografica davvero magica: ci troviamo infatti sul 45° parallelo.
Questa latitudine, la stessa di zone leggendarie come il Piemonte e il Bordeaux, garantisce quel perfetto equilibrio tra luce e temperature necessario per i grandi vini.
Se pensiamo al Pinot Nero, le prime aree che balzano alla mente sono Borgogna e Champagne, ma l’Oltrepò è ufficialmente la terza area mondiale per estensione di questo vitigno.
La tradizione enologica è qui radicata in un territorio che appare come un quadro complesso, dove ai vigneti si alternano boschi rigogliosi e borghi antichi.
Questo paesaggio vitivinicolo non è solo produzione, ma un connubio di bellezza e turismo, dove è nata la prima DOCG italiana dedicata allo spumante da Pinot Nero.
La cantina Le Fiole
Iniziamo il nostro percorso scoprendo la prima realtà della degustazione: l’azienda Le Fiole. Il nome, che in dialetto locale significa “le ragazze” o “le figlie”, è un dolcissimo omaggio alle sorelle Elisa e Silvia e al profondo legame con il loro padre.
L’azienda è nata dalla volontà di non disperdere il prezioso patrimonio vinicolo di famiglia, permettendo così ad Elisa e Silvia di trasformare la passione del padre in un progetto imprenditoriale moderno e dinamico.
Oggi le due sorelle dedicano un’attenzione estrema alla sostenibilità e al lavoro manuale in vigna, con l’obiettivo di ottenere vini che sappiano rispecchiare il territorio nella sua pulizia più autentica.
Tra i loro filari troviamo l’eccellenza del Pinot Nero, affiancato da vitigni internazionali come il Pinot Grigio e da grandi classici autoctoni dell’Oltrepò come la Bonarda.
La visita in cantina Le Fiole
Siamo arrivati la mattina presto e, nonostante la nebbia fitta incontrata durante il viaggio, appena giunti un sole novembrino ha illuminato la nostra giornata.
L’accoglienza è stata solare e positiva: Silvia è davvero contagiosa con il suo entusiasmo. La visita è iniziata con una passeggiata rigenerante tra i vigneti.
Anche se il foliage era quasi al termine, ho potuto solo immaginare la bellezza di questi pendii nel mese di maggio o nel pieno dei colori autunnali.
Durante il percorso ci sono stati spiegati i sistemi di allevamento della vite e tanti aneddoti che sanno incuriosire chi, come me, è un vero appassionato.
Un momento emozionante è stato il minuto di silenzio immersi nelle vigne: un istante in cui sembrava di essere un tutt’uno con la natura circostante.
La degustazione: la verticale di Alené
Successivamente ci siamo spostati per la degustazione. Abbiamo affrontato una verticale di Pinot Nero dell’etichetta Alené, assaggiando le prime cinque annate, dal 2017 al 2021.
Questa verticale esprime perfettamente il territorio e la capacità del vitigno di evolversi nel tempo, raccontando l’espressione della vigna in diverse condizioni climatiche.
Alené è un Pinot Nero 100% con vendemmia manuale a inizio settembre; la vinificazione è tradizionale in acciaio, dove il vino affina per sei mesi.
Il colore è un rosso rubino che, andando indietro negli anni, assume riflessi sempre più granati. Interessanti i suoi sentori di frutti rossi come prugna e ribes.
Il vino mantiene una buona acidità, con un sottofondo speziato e tannini vellutati correttamente integrati, che ne confermano l’eleganza nel tempo.
Torre degli Alberi e la produzione di spumanti
La seconda cantina protagonista di questa giornata di degustazioni è Torre degli Alberi. È una tenuta di importanza storica, situata in una posizione panoramica unica.
Il loro focus si basa sull’eleganza e sulla sostenibilità. Per loro il biologico è di fondamentale importanza: le sostanze chimiche di sintesi non sono ammesse nella loro filosofia.
I vigneti sono curati con estremo rispetto per la natura e questo si riflette nella purezza dei loro spumanti. La produzione si focalizza proprio sul Metodo Classico.
Questi spumanti a base di Pinot Nero riposano a lungo sui lieviti per ottenere una bollicina fine e persistente, firma inconfondibile della cantina.
Assaggiando i loro vini si nota subito la freschezza e la sapidità. In effetti, la tenuta gode di una buona altitudine, fattore che dona ai vini grande carattere e verticalità.
La degustazione: bollicine e verticali di Pinot Nero
Dopo la passeggiata tra i vigneti, la mattina ci siamo concentrati su Torre degli Alberi, dove abbiamo degustato le diverse tipologie di Metodo Classico prodotte dall’azienda.
È stato affascinante vedere come la differenza del residuo zuccherino e il tempo di affinamento di una Riserva possano generare risultati completamente diversi nel calice.
Siamo partiti con il Pas Dosé 2021, un vino dal colore giallo paglierino intenso e brillante, caratterizzato da note di pesca, erba e mela, con una bellissima sapidità finale.
Siamo poi passati al Brut 2021, più tenue nel colore ma molto floreale, con sentori di mela cotogna e crosta di pane che regalano una beva morbida e di buona persistenza.
La Riserva ci ha stupito con la sua bollicina leggera e i profumi di mandorla e uvetta passa, mentre la Vecchia Annata 2017 (sboccatura 2022) ha mostrato note evolute di crema pasticcera e vaniglia.
Un pranzo tra eccellenze e convivialità
Il momento del pranzo è stato una vera celebrazione del territorio. Abbiamo iniziato con un tagliere di salumi e formaggi locali, tra cui il celebre Salame di Varzi DOP.
In abbinamento abbiamo degustato l’Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé (Cruasé)di Torre degli Alberi, che con la sua freschezza ha accompagnato perfettamente la grassezza dei salumi.
Per il primo piatto caldo, un risotto ai funghi porcini, ci siamo spostati sui vini fermi con l’Alené 2022 di Lefiole, un Pinot Nero capace di unire struttura ed eleganza in un unico sorso.
Abbiamo concluso in dolcezza con il brasadè, la tipica ciambellina del territorio, un finale perfetto prima di immergerci nella parte tecnica del pomeriggio.
La verticale di Alené: viaggio nel tempo
Nel pomeriggio ci siamo concentrati sulla verticale di Pinot Nero Alené, guidata da Silvia Piaggi. Abbiamo degustato le prime cinque annate, dal 2017 al 2021.
È stato incredibile osservare l’evoluzione: dalla 2021, con il suo rosso rubino scarico e i tannini ancora giovani e vivaci, fino alle annate più vecchie.
Mano a mano che tornavamo indietro nel tempo, il vino assumeva note più speziate e balsamiche, con un colore che virava verso il granato e tannini sempre più vellutati.
Questa esperienza ci ha permesso di capire come il Pinot Nero dell’Oltrepò sappia raccontare le diverse condizioni climatiche e la sua straordinaria capacità di invecchiamento.
Perché fare una degustazione nell’Oltrepò Pavese
Devo dire che negli ultimi anni l’Oltrepò Pavese mi ha stupita nuovamente. Ogni scorcio è un susseguirsi di borghi e tradizioni, con paesaggi da cartolina che riempiono gli occhi.
Le cantine sono autentiche e rappresentano perfettamente il territorio, testimoniando il passato ma cercando, allo stesso tempo, di essere pioniere per il futuro.
I loro spumanti mi hanno colpita profondamente, così come il Pinot Nero vinificato in rosso. Se anni fa avevo dei dubbi su questa zona, in questi ultimi tempi mi sono completamente ricreduta.
È per questo mix di autenticità, bellezza paesaggistica e qualità estrema che consiglio a tutti di vivere l’esperienza di una degustazione in queste terre.
Informazioni utili per visitare la cantina
Come dicevo, questa degustazione è stata un’unione particolare organizzata con FISAR Milano, ma è possibile prenotare visite e degustazioni in entrambe le cantine autonomamente.
Le Fiole si trova a Montalto Pavese, mentre Torre degli Alberi si trova nell’omonima borgata. Vi consiglio di chiamare per prenotare; per Le Fiole è possibile acquistare l’esperienza direttamente sul sito.
La mia visita è durata un’intera giornata, ma solitamente un’esperienza in cantina può variare da un’ora e mezza fino alle quattro ore per i percorsi più particolari.
Un consiglio fondamentale: portate con voi delle scarpe comode. Se avete intenzione di camminare tra i filari, vi suggerisco di avere anche un paio di ricambio in auto, specialmente se il terreno dovesse risultare fangoso.
Consiglio di effettuare la visita in primavera o in autunno: le temperature miti e i colori della natura vi regaleranno paesaggi davvero mozzafiato.
Cosa visitare nell’Oltrepò Pavese
Nell’Oltrepò Pavese ci sono tantissimi borghi che meritano assolutamente una sosta. Se il tempo lo permette, vi consiglio un piccolo trekking al 45° Parallelo, un’esperienza rigenerante nella natura.
In alternativa, consiglio una breve visita a Montalto Pavese: da lontano potrete ammirare il suo maestoso castello (di proprietà privata) che domina la vallata.
A circa mezz’ora di distanza, andando verso l’Emilia-Romagna, troviamo Zavattarello, uno dei borghi più belli d’Italia. Merita una visita il suo incantevole centro storico e il meraviglioso castello, dove è possibile effettuare una visita guidata.
Vicino a Torre degli Alberi, invece, vi consiglio una tappa a Fortunago, anch’esso tra i borghi più belli d’Italia. È un luogo così raccolto e curato da sembrare una piccola, preziosa bomboniera.
Conclusione
L’esperienza con Le Fiole e Torre degli Alberi è stata un’illuminazione verso il Pinot Nero. È stato incredibile vedere l’espressione di questo vitigno sia in versione Metodo Classico che in versione rosso fermo.
Si tratta di espressioni completamente diverse, ma tutte piene di carattere e di personalità. Inoltre, è stato un ottimo modo per fare un ripasso sulla viticoltura e su alcune tecniche di cantina.
Spero che questo mio racconto vi sia piaciuto. Vi invito a visitare l’Oltrepò Pavese vivendolo in modo Slow, assaporando con calma il territorio e i suoi straordinari vini.