Aït Ben Haddou: il ksar più famoso del Marocco tra deserto, cinema e storia
Immagina di percorrere le strade dell’Alto Atlante e in lontananza intravedi una città color ocra: quella è Aït Ben Haddou. I tuoi occhi incrociano quello che è uno dei luoghi più iconici di tutto il Marocco.
È stata una delle ultime tappe del mio viaggio e non vedevo l’ora di arrivare. È uno ksar Patrimonio dell’Umanità UNESCO che, purtroppo, ha subito delle rovinose perdite durante il terremoto del 2023.
Ho voluto visitarlo lo stesso, seppur in piena ristrutturazione: l’impressione è stata quella di un luogo in rinascita che lentamente cerca di risollevarsi dalle macerie.
Oggi, dunque, vi porto con me in un breve viaggio alla scoperta di questo luogo senza tempo.
Perché Aït Ben Haddou è uno dei luoghi più iconici del Marocco
Mentre la macchina procedeva per la sua strada, improvvisamente Hamid si ferma e mi fa scendere per scattare una foto: davanti a me si ergeva Aït Ben Haddou in tutto il suo splendore. Arroccata sulla collina, mi ha ricordato subito uno dei borghi del sud Italia; non vedevo l’ora di arrivare.
Appena arrivata, poche informazioni e un dedalo di viette mi portano dinanzi al ponte che mi avrebbe condotta allo Ksar. In quel momento ero sola: io, il fiume e davanti a me Aït Ben Haddou. Chissà come l’avrei trovata? Chissà com’erano le sue ferite?

In quel momento, passo dopo passo, l’emozione è stata fortissima. Terra sotto i miei piedi, case di argilla, il vociare dei turisti, ma con una crepa che stanno cercando di ricostruire. I rumori di martelli e ruspe contrastano con l’antichità delle case in argilla.
In quel momento mi sono sentita incredibilmente piccola di fronte a una storia millenaria.
Cos’è Aït Ben Haddou e perché è Patrimonio UNESCO
La struttura di uno ksar: differenza tra ksar e kasbah
Aït Ben Haddou (letteralmente “figli di Haddou”) è uno ksar situato nella provincia di Ouarzazate. A differenza della kasbah, che rappresenta una dimora ad uso privato, lo ksar rappresenta un villaggio fortificato situato lungo la rotta carovaniera tra il deserto del Sahara e l’attuale città di Marrakech.
È composto da abitazioni cinte da un muro con quattro torri e una sola entrata che porta alla via principale centrale, normalmente coperta. Il muro di cinta è fatto di terra nella parte inferiore e di mattoni nella parte superiore, dove finestre e feritoie consentono l’ingresso della luce e una buona difesa da potenziali nemici.
Essendo fortificazioni a scopo di difesa, si trovano su colline o punti sopraelevati e solitamente vicino a oasi o corsi d’acqua, al fine di essere meglio protetti da attacchi da parte di tribù nomadi.
Alla base della costruzione c’è un modulo abitativo detto ghorfa (che significa “camere” in arabo), che serve per immagazzinare le derrate alimentari in previsione di periodi di siccità.
Non era solo un villaggio, ma anche un polo commerciale strategico. Faceva parte della principale via carovaniera che collegava il Sudan e l’Africa subsahariana (Timbuctù) con Marrakech. Le carovane trasportavano oro, sale, avorio e schiavi verso il nord, scambiandoli con tessuti, spezie e datteri.
Aït Ben Haddou aveva un ruolo fondamentale in queste rotte: offriva protezione e rifugio, e le carovane pagavano un pedaggio per la sicurezza e l’alloggio, rendendo il villaggio estremamente ricco tra l’XI e il XVII secolo.
La tecnica costruttiva: il Pisé
Ma che cosa rende lo ksar così unico? Sicuramente la tecnica del pisé, ovvero queste miscele fatte di argilla, sabbia e paglia (che funge da armatura, come il ferro nel cemento) che costituiscono le mura perimetrali e le torri del villaggio.
Tutte queste mura sono fatte di terra pressata in casseforme. I dettagli più fini e i piani superiori sono invece realizzati in adobe, ovvero mattoni di terra essiccati al sole.
Essendo terra, il materiale è ovviamente fragile e la pioggia è il nemico numero uno: hanno bisogno di costante manutenzione, altrimenti si sciolgono letteralmente. Tuttavia, questa costruzione ha un’inerzia termica pazzesca: mantiene fresco l’interno quando fuori ci sono 45°C e tiene caldo in inverno.
Inoltre, la struttura è flessibile e assorbe meglio le vibrazioni del terreno rispetto al cemento rigido.
Il riconoscimento UNESCO di Aït Ben Haddou
Aït Ben Haddou è stato iscritto nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1987. È stato scelto perché rappresenta l’esempio perfetto di architettura in terra cruda; è infatti l’esempio più completo e meglio conservato di architettura presahariana in Marocco.
Inoltre, funge da testimonianza delle rotte carovaniere e ne viene riconosciuta l’organizzazione sociale e difensiva.
Nonostante sia stato protagonista di molti film, il villaggio ha sempre conservato la sua integrità e autenticità, mantenendo la sua struttura originale. L’UNESCO vigila affinché i restauri vengano fatti con tecniche tradizionali della terra cruda, senza l’uso di cemento che distruggerebbe l’identità del luogo.
Dove si trova Aït Ben Haddou
Aït Ben Haddou si trova nella provincia di Ouarzazate, nella regione di Drâa-Tafilalet, nel sud-est del Marocco.
Geograficamente, è incastonato in una posizione spettacolare: sorge lungo le pendici meridionali dell’Alto Atlante, adagiato sulle sponde del fiume Ounila (un tempo rotta cruciale per le carovane commerciali).
Per darti un’idea più precisa della sua posizione rispetto alle città principali:
- Sud-est di Marrakech: si trova “oltre” le montagne dell’Atlante rispetto alla città rossa.
- Nord-ovest di Ouarzazate: è la porta d’accesso per chi si dirige verso la Valle del Draa o le dune del Sahara.
Lo ksar (il villaggio fortificato) è arroccato su una collina di arenaria che domina l’intera vallata,rendendolo visibile già da diversi chilometri di distanza mentre si percorre la strada panoramica.
Come arrivare ad Aït Ben Haddou: da Marrakech e da Ouarzazate
Come arrivare ad Aït Ben Haddou da Ouarzazate
Da Ouarzazate La distanza è minima, circa 30 km, che si percorrono in 35-40 minuti di auto. È la soluzione ideale se stai risalendo dal deserto o se hai fatto base in città per visitare gli Atlas Studios.
Come arrivare ad Aït Ben Haddou da Marrakech
Da Marrakech Preparatevi a un viaggio lungo ma spettacolare di circa 180 km (calcolate 4 ore abbondanti). Dovrete superare l’Alto Atlante attraverso il passo Tizi n’Tichka: una serpentina di asfalto che tocca i 2260 metri.
La strada per arrivare ad Ait Ben Haddou da Marrakech è una sfida per chi soffre il mal d’auto ma il panorama cambia drasticamente ad ogni curva, regalando scorci da cartolina dalle alte montagne (innevate d’inverno) fino alla roccia nuda del sud.
Tour organizzato o fai da te?
Il tour organizzato ti solleva dallo stress della guida sul passo Tichka, ma ha un grosso limite: ti scarica al ksar negli orari di punta, insieme a centinaia di altre persone.
Io ho scelto il fai da te accompagnata da un driver per la libertà di fermarmi a fotografare ogni scorcio e per arrivare quando i gruppi se ne stavano già andando.
Gestire l’auto in Marocco richiede attenzione, ma la ricompensa di avere lo ksar quasi tutto per sé non ha prezzo.
Visitare Aït Ben Haddou: cosa aspettarsi
In passato arrivare ad Aït Ben Haddou era qualcosa di avventuroso; un fiume costeggia questo villaggio fortificato e per arrivarci bisognava attraversarlo. Ero pronta a farlo anch’io, ma con mio stupore ho visto che è stato creato un ponte che collega le due estremità del fiume e quindi oggi accedere risulta molto più facile.
Non avendo attraversato il fiume (oued) a piedi ho perso forse una delle esperienze più autentiche, ma sicuramente è molto comodo.
Appena arrivati, troviamo sulla sinistra un piccolo bar dove i turisti erano seduti in cerca di un po’ di refrigerio.
Aït Ben Haddou, un po’ per la sua posizione e un po’ per quello che è successo, ha in realtà pochissimi abitanti; qualche anno fa se ne contava una decina di famiglie, tutto il resto sono negozi per il turismo.
Cosa vedere dentro il ksar di Aït Ben Haddou
Le case in terra cruda
Le case sono costruite in terra cruda, fieno e argilla che, pressati, danno origine a strutture che bene o male hanno resistito nel tempo. Io ho avuto l’occasione di vedere una casa berbera in un altro posto del Marocco, pertanto, considerato che avrei dovuto lasciare mance ovunque, non sono entrata a visitare le case berbere qui ad Aït Ben Haddou.
Posso però affermare che, nonostante i 40° esterni, la temperatura all’interno è sempre fresca; inoltre i colori sono sempre molto tenui, variando dal grigio all’ocra. Sicuramente è piacevole avere un po’ di refrigerio dopo aver camminato per ore sotto un caldo torrido.
I vicoli e i passaggi coperti
La strada è sconnessa e camminando sulla terra ovviamente non è ben livellata, ma anche questo fa parte del suo fascino. Sebbene sia una città in ristrutturazione e non sia stato facile muoversi tra vicoli chiusi e uomini al lavoro, la parte migliore l’ho trovata proprio qui.
Il saliscendi tra i vicoli mi ha dato un senso di scoperta e di curiosità a tratti anche divertente: non c’è cosa più bella in Marocco che girovagare senza meta e fermarsi a scattare foto in un angolo particolarmente suggestivo. I passaggi coperti, soprattutto partendo dalla via principale, rappresentano parte dell’architettura tradizionale dello ksar.

I negozietti artigianali
È nei vicoli che ho trovato artigiani intenti a lavorare, artisti intenti a dipingere e luoghi meno affollati. Il primo giro è stato nella via principale, dove si trovano negozi di souvenir e case tipiche berbere visitabili a pagamento (il prezzo oscilla dai 10 ai 20 dirham). Io ho preferito non investire questi soldi in quanto mi sono sembrate un po’ delle trappole per turisti; non nego però che sarebbe stato bello vedere una tipica casa berbera.
Avrei voluto portare con me a casa qualche quadro disegnato con tè e zafferano, ma la mia mente era completamente rapita dall’architettura e pertanto non mi sono fermata più di tanto a contrattare. La prossima volta magari porterò a casa un ricordo artistico.
Il granaio sulla collina (Il Castello)
Per arrivare al castello sulla collina la salita è un po’ impegnativa: i gradini sono alti e il fiatone si fa sentire, ma arrivata in cima la vista sul fiume è molto bella. Tutta la fatica dei gradini è stata ricompensata dalla vista a 360° sul fiume e sulla valle.
Sicuramente fare un bel po’ di gradini alti è faticoso, ma ne vale la pena; alla fine il mio istinto ha avuto ragione: valeva la pena arrivare fino in cima.
Purtroppo, anche la parte del castello era in ristrutturazione, quindi a parte camminare intorno alle mura in realtà non c’è nient’altro.
Aït Ben Haddou e il cinema: i film girati qui
Nonostante le ferite del terremoto e i lavori in corso, è impossibile ignorare l’aura leggendaria di questo luogo. Aït Ben Haddou è stato scelto da decine di registi per la sua architettura che sembra uscita da un’altra epoca.
Anche se oggi tra i vicoli troverete più impalcature che attori, questo resta il luogo dove sono nati alcuni dei momenti più iconici del cinema:
- Il Gladiatore: Qui è stata costruita l’arena dove Massimo Decimo Meridio inizia la sua scalata verso Roma. Guardando le mura color ocra, è facile immaginare la polvere e il rumore della folla del film.
- Il Trono di Spade (Game of Thrones): Il ksar ha prestato le sue mura alla città di Yunkai. È proprio qui che Daenerys viene accolta come “Mhysa” dai suoi seguaci.
- Lawrence d’Arabia: Uno dei primi grandi film a mostrare al mondo la bellezza cruda di queste fortificazioni negli anni ’60.
Il mio punto di vista:
Mentre camminavo tra i lavori di ristrutturazione, mi chiedevo quanto di quello che vedevo fosse storia millenaria e quanto “trucco” cinematografico.
La magia di Aït Ben Haddou è proprio questa: è un confine sottile tra realtà, polvere del deserto e sogni di Hollywood.
Vale davvero la pena visitarlo o è troppo turistico?
Durante la mia permanenza in Marocco avevo notato una certa riluttanza da parte di Hamid nel portarmi ad Aït Ben Haddou, sia perché, come la definisce lui tra virgolette, “è tutto turismo”, sia perché sapeva benissimo che era un villaggio in completa ristrutturazione.
Eppure penso che alla fine mi abbia fatta contenta e di fatto ad Aït Ben Haddou ci sono andata.
Effettivamente aveva ragione lui: è un villaggio tutto incentrato sul turismo e poco sulla vita vera, d’altronde, se ci pensiamo, oramai non vive più nessuno lì e sicuramente i lavori in corso non riescono a far percepire la vera storia di questo villaggio.
Tuttavia, sono stata contenta di averlo visto con i miei occhi perché, a mio parere, da un punto di vista storico merita assolutamente la visita.
Andare a vedere prima la Kasbah e poi lo Ksar ti aiuta a comprendere le differenze tra le due e soprattutto ti aiuta a comprendere come poteva essere un tempo la vita.
Sicuramente il cinema ha contribuito a far conoscere questo posto, ma visto che è un villaggio in rinascita ne approfitterei per valorizzare la storia e per valorizzarne la cultura, quindi in definitiva consiglio questo posto sia per la storia del cinema, soprattutto se siete interessati, ma soprattutto per la sua storia in sé.
Consigli pratici per visitare Aït Ben Haddou
Orari migliori per la visita
Sicuramente consiglio di arrivare ad Aït Ben Haddou o la mattina presto o verso il tramonto, sia perché a quell’ora il numero di turisti è inferiore, ma soprattutto perché la luce è migliore: non ci sono ombre dure e il caldo è più gestibile.
Come vestirsi e cosa portare
Poiché il terreno è sconnesso, consiglio vivamente scarpe comode: sneakers o sandali bassi leggermente rialzati. Io, ad esempio, per il Marocco ho preso dei sandaletti da trekking e devo dire che mi sono trovata molto bene.
Durante la passeggiata vi imbatterete in qualche baretto, ma consiglio comunque di avere con sé sempre acqua a sufficienza, un cappellino e gli occhiali da sole, poiché il sole e il caldo sono davvero intensi.
Guide locali e sicurezza
Avevo letto che si potrebbero incontrare persone che si offrono di farvi da guida dietro il pagamento di una mancia.
Io, per fortuna, non ho incontrato nessuno di loro e sono riuscita a vedere lo ksar in totale autonomia e sicurezza.
Tuttavia, il mio driver mi aspettava al di fuori del villaggio e per qualsiasi problema avrei dovuto soltanto chiamarlo. Se volete affidarvi a una guida per visitare lo ksar, vi consiglio di rivolgervi a guide certificate e di non affidarvi al primo conosciuto per strada.
Dove dormire vicino ad Aït Ben Haddou
Esiste la possibilità di dormire all’interno dello ksar, e sicuramente deve essere un’esperienza affascinante e unica.
Io purtroppo, avendo solo poche ore a disposizione, sono tornata a Marrakech in quanto era il mio ultimo giorno in Marocco.
Posso solo immaginare quanto sia bellissimo vedere Aït Ben Haddou con la luce della notte.
Dormire qui, o magari in una Kasbah vicina nella parte nuova del villaggio, offre il vantaggio incredibile di godersi la vista notturna e il silenzio dello ksar quando tutti i turisti giornalieri se ne sono andati.
È un modo per vivere questo luogo iconico con una calma che di giorno, tra i cantieri e i negozi, a volte può sfuggire.
Aït Ben Haddou nel tuo itinerario in Marocco
Aït Ben Haddou è collegata a Marrakech attraverso il passo del Tizi n’Tichka, una strada panoramica incredibile che attraversa l’Alto Atlante.
In alternativa, si trova a circa sei ore di distanza dalle dune di Merzouga: rappresenta quindi una tappa perfetta per un itinerario alla scoperta delle bellezze del Marocco del Sud.
Che tu stia scendendo verso la Valle del Draa o che tu sia diretto verso il deserto, fermarsi qui ti permette di spezzare il viaggio e immergerti nella storia delle antiche rotte carovaniere.
(Se vuoi approfondire altre tappe di questo viaggio, dai un’occhiata ai miei altri articoli sul Marocco: qui)
Conclusione: molto più di un set cinematografico
Aït Ben Haddou, più di altri luoghi, non è solo un posto famoso, ma è anche un luogo che racconta la resilienza del Marocco. Lentamente sta cercando di rinascere, ricostruendo maceria dopo maceria ciò che è stato distrutto.
Tutto sommato, sono stata contenta di aver fatto visita allo ksar, sia per la sua storia, sia perché in questo modo ho potuto farmi una mia idea personale sul villaggio.
L’ho visto con i miei occhi, e nessuna recensione varrà mai più del proprio giudizio personale.
Il mio augurio è che, con i restauri, questi luoghi ritrovino la loro vera identità e che non si facciano sopraffare dal turismo e dal guadagno facile. Per me, la loro identità e la loro cultura rimangono il valore più inestimabile.