Chefchaouen: la città blu del Marocco tra sogno, luce e silenzio
Incastonata tra le montagne del Rif, Chefchaouen è una piccola perla blu che sembra uscita da un sogno.
Nonostante l’avvento del turismo di massa, basta staccarsi dalla via principale per vedere una Chefchaouen diversa: dove i negozi di souvenir lasciano spazio alle case, dove le foto “instagrammabili” lasciano spazio alle persone.
Chefchaouen è sempre stato il posto che avrei voluto visitare in Marocco: sfogliavo le guide, guardavo le immagini con il sogno di poterla vivere anche io. Quando ho deciso di organizzare il mio viaggio in Marocco, aiutata da Viaggi in Marocco, è stata la prima cosa che ho richiesto.
In questo articolo vi porto con me alla scoperta di Chefchaouen.
Purtroppo non ho molto tempo e, in un solo pomeriggio, devo cercare di cogliere il più possibile e godermi il luogo come so fare.
Siete pronti a riempirvi gli occhi di blu?
Dove si trova Chefchaouen?
Chefchaouen si trova nel nord del Marocco, ai piedi del Rif, e percorrendo la strada che mi porta verso il paese rimango estasiata dal paesaggio: lunghi pendii marroni, alberi verdi e una natura incontaminata.
Ai piedi del Rif, una catena montuosa che sembra proteggere Chefchaouen come un abbraccio.
Le sue cime, a tratti aspre e a tratti morbide, raccontano storie di tribù berbere e di un Marocco più silenzioso, lontano dai grandi centri turistici.
Purtroppo, quasi all’arrivo, un velo di tristezza si posa sul mio sguardo: una foresta bruciata e scheletri di alberi fanno riflettere su cosa il cambiamento climatico — e soprattutto la mano dell’uomo — siano capaci di fare.
Non appena la macchina incontra la silhouette del paese, si apre davanti a me una suggestiva panoramica: la parte nuova e la parte vecchia della medina, con il bianco che si mescola all’azzurro e il marrone delle montagne sullo sfondo. Appena scesa dall’auto, con la mia fedele compagna di viaggio, la mia reflex, scatto una foto al panorama. Guardo nuovamente il paesaggio e mi rendo conto che, finalmente, il mio sogno sta per avverarsi.
Storia di Chefchaouen
Chefchaouen, o Chaouen, fu fondata nel 1471 da Moulay Ali Ben Rachid, un discendente del profeta Maometto. La città fungeva da base per le tribù berbere della zona del Rif in lotta con i portoghesi. Inizialmente era abitata da andalusi, musulmani ed ebrei, esiliati da Granada, che portarono un’impronta spagnola all’architettura delle case.
Il nome “Chaouen”, che in berbero significa “le corna”, richiama proprio la forma delle montagne che circondano la città: due picchi che sembrano spuntare dal cielo, come a vegliare sul suo silenzio blu.
Chefchaouen è stata per secoli considerata una città sacra; per questo motivo, l’ingresso agli stranieri è stato vietato fino al 1920, anno dell’occupazione spagnola. Divenne poi indipendente con la dichiarazione di indipendenza del Marocco del 1956.
Come arrivare a Chefchaouen
Chefchaouen è già di per sé un viaggio nel viaggio.
Si può arrivare nella città blu in autobus, grand taxi o auto.
Le principali distanze sono:
- Da Rabat: circa 5 ore di viaggio
- Da Fès: circa 4 ore di viaggio
- Da Tangeri: circa 3 ore di viaggio
- Da Marrakech: circa 8 ore di viaggio
La magia del blu: perché Chefchaouen è colorata così
Perché Chefchaouen è definita il paese blu? Ci sono varie leggende sull’origine di questo colore.

La prima leggenda è che il popolo ebreo, scappando da luoghi dove era perseguitato, decise di dipingere le pareti di blu: nelle credenze ebraiche rappresenta il cielo e, di conseguenza, Dio.
Un’altra motivazione che potrebbe avere rilevanza è che le pareti siano state dipinte di blu per ricordare l’acqua: chi per ricordare il Mediterraneo, chi la cascata Ras El-Maa. A Chefchaouen ci sono sorgenti d’acqua, e l’acqua stessa è fonte di vita, soprattutto in zone aride come questa.
Si sa, il Marocco non è certo conosciuto per essere il paese più fresco del mondo: un’altra ipotesi, infatti, è che i muri siano stati dipinti di blu per mantenere gli ambienti più freschi durante i mesi estivi.
Molto probabilmente questa non era l’intenzione originaria, ma può essere il motivo per cui abbiano continuato a ridipingerle di blu.
Un’altra teoria è che l’azzurro tenga lontano zanzare e mosche, e che quindi le case siano state colorate anche per difendersi da questi insetti.
Infine, l’ultima ipotesi racconta che, quando il popolo di Chefchaouen si rese conto che il colore azzurro piaceva ai turisti e aiutava il turismo, tutti gli abitanti iniziarono a dipingere le facciate delle case.
Tuttavia, anche se tutte le altre opzioni sono interessanti e plausibili, quella che ritengo più realistica è proprio quest’ultima.
Camminando tra i vicoli blu, mi rendo conto che non importa quale sia la leggenda vera: a Chefchaouen il colore diventa emozione.
Cosa vedere a Chefchaouen
La medina: vicoli, porte intagliate e gatti ovunque
La medina è un quadro blu che si estende per tutta la città. La via principale è un pullulare di gente e negozi di souvenir. Qui il turismo è presente in maniera forse eccessiva: spesso vi chiederanno 5 o 10 dirham per scattare una foto davanti a una casa decorata o con gli abitanti del luogo.

Allontanandosi dal centro, invece, si entra in un mare di vicoli dove il silenzio fa da padrone: gente del posto che cammina, gatti che vengono a salutarti, porte intagliate.
Un mondo magico dove regnano pace e quiete. Fermatevi a guardare, respirare e scattare foto: il blu è il colore rilassante per eccellenza, ed è quello che mi ha regalato.
La Kasbah e la piazza Uta el-Hammam
In centro città, appena varcata la soglia, troverete un edificio color ocra: è la Kasbah di Chefchaouen. All’interno ci sono giardini e una torre panoramica da cui si ammira la città.
La Kasbah sorge in piazza Uta el-Hammam, cuore della città, piena di localini e ristoranti dove fermarsi a mangiare o bere qualcosa. Nella piazza si trovano anche la moschea principale e una grande fontana.
Piazza El Haouta
Passeggiando tra i vicoli, vi imbatterete in un’altra piazza, più defilata ma autentica. Al centro c’è una fontana decorata con mosaici, dove la gente del luogo va a prendere l’acqua: un colpo d’occhio suggestivo.
La cascata Ras El-Maa
Alla periferia di Chefchaouen si trova una piccola cascata: nulla di eccezionale, ma una passeggiata piacevole da fare. Si raggiunge attraversando il paese lungo la via principale. Quando ci sono stata, la portata d’acqua era minima, ma molti abitanti erano lì per rinfrescarsi. Accanto alla cascata ci sono locali dove bere una spremuta d’arancia fresca: peccato solo per la vista, in parte nascosta dai tavolini.
La moschea spagnola: il punto panoramico al tramonto
Guardando verso le montagne si nota una piccola costruzione bianca: è la moschea spagnola, da cui si ammira il tramonto sulla città. Il sentiero richiede circa mezz’ora di cammino dal centro. Avrei voluto percorrerlo, ma avendo solo un pomeriggio il tempo è volato via: sarà per la prossima volta.
Dove mangiare e cosa assaggiare
Essendo una città molto turistica, Chefchaouen pullula di ristoranti e caffè dove poter pranzare o cenare.
Ho provato l’iconico Café Clock, dove mi sono rifocillata dopo una lunga giornata di cammino con una spremuta d’arancia dolcissima, patate dolci e briouate.
Dopo una giornata di cammino e digiuno, una pausa golosa era proprio quello che ci voleva.
Al Café Clock, tra profumo di paprika e chiacchiere in più lingue, ho riscoperto la lentezza e il piacere di sedermi, semplicemente, a guardare la città scorrere davanti ai miei occhi.
Tutto molto buono, servizio veloce e attento.
Al Riad Hicham, dove alloggiavo, ho cenato con una zuppa di verdure e un abbondante couscous vegetariano, molto speziato e gustoso, seguito da una torta al limone.
Appena il couscous è arrivato al tavolo, il suo profumo ha invaso le mie narici: paprika, verdure e brodo caldo. In un attimo, tutta la stanchezza del giorno è svanita.
Consiglio per la sera: copritevi un po’, perché il sole scende e fa fresco.
Dove dormire a Chefchaouen
Il mio soggiorno si è svolto al Riad Hicham, situato accanto a piazza Uta el-Hammam. Arredato sui toni del blu, appena entrata mi è sembrato di essere proiettata in un altro mondo. La stanza era piccola ma confortevole e il servizio gentilissimo.
Il giardino di fronte alla mia camera aveva quel qualcosa in più che ha reso il soggiorno speciale, mentre la colazione — abbondante e tipicamente marocchina — è stata la giusta conclusione della mia esperienza.
Consigli pratici e curiosità
Il periodo migliore per visitare Chefchaouen è la primavera o l’autunno: le giornate sono lunghe e non fa eccessivamente caldo.
Evitate di pagare chi si presenta come fotografo o vi offre di accompagnarvi: spesso richiede una mancia.
Potrebbe capitarvi che qualcuno vi offra sostanze (in zona si coltiva hashish): meglio declinare con fermezza.
Coprite spalle e ginocchia per rispetto verso la popolazione locale e cercate di non fotografare le persone, soprattutto le donne: spesso non lo gradiscono (mi è capitato più volte e ho dovuto mostrare che non le stavo fotografando).
Conclusione
Chefchaouen non è un borgo da mordi e fuggi, è un borgo da respirare, da vivere.
Avrei preferito vedere meno negozi di souvenir, ma vorrei tornare in bassa stagione per ritrovare quell’aria mistica e di pace che mi ha conquistata.
Hai già visitato Chefchaouen? Raccontami la tua esperienza nei commenti. 💙