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Il Sud dell’Albania oltre i cliché 

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Il Sud dell’Albania oltre i cliché: cosa aspettarsi davvero 

Quando pensiamo alla costa balcanica, il pensiero corre subito al Sud dell’Albania e alla sua iconica fascia costiera, complici il mare splendido e i prezzi competitivi. 

Il turismo in crescita sta però creando un netto contrasto tra le affollate spiagge “caraibiche” e le zone più autentiche dell’entroterra. 

Questo territorio custodisce infatti un immenso patrimonio archeologico e straordinari monumenti naturali che meritano di essere scoperti ed esplorati con calma. 

In questo articolo non voglio semplicemente elencarvi le mete balneari da non perdere durante le vacanze ma desidero invece offrirvi uno spunto concreto per approfondire la conoscenza della Riviera Albanese e della sua vera anima. 

Il mio primo impatto con il Sud dell’Albania 

Se i borghi costieri mi sono sembrati posti molto tranquilli da vivere e molto calmi, l’impatto con Saranda e con il sud dell’Albania è stato completamente diverso. 

Qui non siamo più in un paesino, ma in una cittadina vivace, e soprattutto la vicinanza a Ksamil la rende molto più turistica. 

Ovviamente non mi lascio scoraggiare dal traffico, ma cerco di vivere il luogo nel miglior modo possibile. 

Il primo giorno appena arrivata cerco di scorgere la meraviglia dei mercati locali della frutta, dei murales e della Sinagoga romana, per poi spostarmi verso la spiaggia. 

Passerò poi da Saranda alla spiaggia del turismo di massa di Ksamil, fino ad arrivare ad esplorare l’Occhio Blu in un momento in cui non c’è nessuno. 

Il mio viaggio si completerà infine davanti alla meraviglia archeologica di Butrinto

COSA VEDERE NEL SUD DELL’ALBANIA: SARANDA 

Saranda, a differenza di molti altri centri albanesi che ho visitato, è una località decisamente più vivace e caotica. E’più moderna e strategica per visitare i luoghi in zona. 

Tuttavia, esistono alcune chicche che meritano di essere viste e vissute. 

Sicuramente la prima cosa da menzionare a Saranda è il lungomare: qui ho fatto una lunga passeggiata di circa un paio di chilometri dove si affacciano diversi locali e diverse escursioni, ideale per fare una passeggiata serale. 

Appena arrivata ho deciso di fare un giro di perlustrazione e, camminando tra le vie della città, ho trovato un mercato locale

Qui mi sono divertita a vedere i prodotti tipici venduti, ma soprattutto ho avuto uno scorcio di vita locale, con anziani seduti ad aspettare il tempo che passa sotto il caldo settembrino. Restano lì, aspettando qualcuno che venga a comprare i loro prodotti, a volte annoiati e a volte intenti a vendere. 

Passeggiando così ci si imbatterà anche in una serie di murales che caratterizzano la città. 

Non li troverete sul mare, ma spostandovi più internamente. Quello che mi ha sicuramente colpito di più è stato il murale con le due aquile, simbolo orgoglioso dell’Albania. 

I resti dell’antica Sinagoga-Basilica romana 

Come non menzionare poi i resti dell’antica Sinagoga-Basilica romana

Subito all’inizio del centro storico troverete a terra dei resti archeologici. Si tratta dell’antica sinagoga-basilica romana, che passa un po’ inosservata perché circondata dai palazzi moderni. 

Se avrete un occhio attento la troverete sicuramente. Il contrasto visivo tra l’urbanizzazione e la storia millenaria nascosta tra le sue mura crea un forte impatto visivo. 

Nata inizialmente come un antico nucleo romano, la struttura venne naturalmente poi trasformata nel IV-V secolo d.C. in una sinagoga per via della crescente comunità ebraica nella zona. 

Perché questo sito è importante? Rappresenta la prima e più antica testimonianza della presenza ebraica nell’odierna Albania. L’antico nome romano-bizantino di Saranda era infatti Onchesmos

Gli scavi hanno poi svelato eccezionali pavimenti a mosaico

I decori includono simboli sacri ebraici ben precisi: la Menorah (il candelabro a 7 braccia), lo Shofar (il corno di montone) e l’Etrog (il cedro). Nel VI secolo d.C. il complesso fu poi convertito, senza violenza ma per mutamento della comunità, in una basilica paleocristiana. 

Venne infine distrutto da un grande incendio, probabilmente legato alle invasioni slave nel VI secolo. 

Mi è dispiaciuto che questo simbolo storico sia un po’ nascosto e un po’ defilato, ma sono contenta di averlo scovato perché è un’importante testimonianza storica del passato. Inoltre, come dicevo inizialmente, la presenza di uno scavo archeologico circondato dalla modernità dei palazzi e dall’urbanizzazione crea un forte contrasto visivo e una linea temporale che scandisce le generazioni. 

L’esperienza speciale: Il tramonto dal Castello di Lëkurësi 

Il luogo più iconico di Saranda è sicuramente il suo Castello, arroccato su una ripida collina a circa 200 metri sul livello del mare. Da questa posizione privilegiata, la fortezza domina l’intera baia di Saranda, il canale di Corfù e le isole di Ksamil. 

Mentre mi avvio penso alla storia del castello. 

Fu fatto costruire nel 1537 in epoca ottomana dal Sultano Solimano il Magnifico per un motivo principalmente militare. Solimano, infatti, aveva attaccato la vicina isola di Corfù e aveva l’assoluta necessità strategica di controllare il porto di Saranda e l’importante strada commerciale che portava a Butrinto, all’epoca sotto il controllo veneziano. 

Salendo al castello noto la sua tipica architettura militare a pianta quadrata. Le sue spesse mura di pietra arrivano fino a 2 metri e spiccano due imponenti torri rotonde, posizionate a nord-ovest e a sud-est, pensate proprio per la sorveglianza marittima. Un tempo la struttura ospitava una guarnigione di circa 200 soldati. 

Oggi è il punto panoramico a 360 gradi più alto e suggestivo della zona, perfetto per godersi la golden hour e per osservare il sole che lentamente si addormenta nel Mar Ionio. Attualmente all’interno della fortezza c’è un ristorante e qualche negozio di souvenir, motivo per cui non è visitabile come un classico museo. Nonostante questo, consiglio assolutamente di andarci sia per vedere con i propri occhi la struttura militare, sia per godersi lo straordinario panorama. 

È possibile arrivare al castello anche a piedi, ma sinceramente lo sconsiglio. Il percorso si sviluppa tutto sotto il sole e, se siete già vestiti per la sera con scarpe non adatte, può risultare davvero scomodo anche se la strada è asfaltata. 

Come arrivare al Castello di Lëkurësi 

Io sono arrivata in macchina. Vi raccomando di fare attenzione perché le strade sono strette, quindi è meglio procedere con cautela. Una volta parcheggiato lì vicino mi sono goduta il tramonto, lasciandomi cullare da quel momento così poetico. 

Dopo aver assorbito con gli occhi l’arancione del tramonto decido di scendere leggermente sotto al castello per vedere anche il faro. È un altro punto panoramico pazzesco e meno frequentato. 

Una nota sulle spiagge cittadine 

A Saranda esiste anche una lunga spiaggia libera, alternata a tratti a pagamento. All’epoca della mia visita, è stata forse la spiaggia che mi aveva colpito di meno in assoluto. 

A penalizzarla era soprattutto la presenza di cani randagi non controllati e dei loro escrementi sulla sabbia. Spero vivamente che oggi la situazione sia migliorata e che ci sia molta più cura di questo luogo. 

Ksamil: Il paradiso (artificiale) dei Caraibi d’Europa 

Chi frequenta la zona di Saranda vorrà sicuramente fare tappa a Ksamil, nota ovunque per essere la spiaggia “caraibica” Sud dell’Albania. Qui la spiaggia libera è ormai quasi inesistente: la costa è completamente satura di stabilimenti balneari attrezzati. La località è famosa soprattutto per le sue quattro piccole isole che emergono davanti alla costa. Mentre le due più vicine si possono raggiungere tranquillamente a nuoto, le due esterne richiedono una barca o un kayak. 

La storia di Ksamil è in realtà molto recente. Fu fondata ex novo nel 1966 durante il regime comunista di Enver Hoxha, nascendo originariamente come centro agricolo specializzato nella produzione di agrumi (soprattutto limoni e arance) e olive. I caratteristici terrazzamenti vennero realizzati grazie al lavoro dei volontari dell’epoca. Il nome stesso, Ksamil, deriva da “Hexamilia”, che indicava le sei miglia marine di distanza che separavano questa costa dall’isola di Corfù. 

Dal punto di vista geografico, Ksamil fa parte del Parco Nazionale di Butrinto. Questa vicinanza è fondamentale, poiché le isole e la costa appartengono a un ecosistema protetto che oggi si trova a fare i conti con una fortissima pressione edilizia. 

Il segreto della sabbia e la perdita dell’autenticità 

L’impatto visivo a Ksamil è notevole, grazie alla trasparenza dell’acqua e alla sabbia bianchissima. C’è però un segreto: questa sabbia è spesso creata artificialmente con polveri di pietra locale per esaltare il colore turchese del mare. Se proverete a camminare sulla riva, vi accorgerete che non si sprofonda come nella sabbia normale; sotto i piedi sentirete una consistenza dura, che conferma come si tratti quasi interamente di spiaggia da riporto. 

Negli ultimi anni, una forte e incessante urbanizzazione ha stravolto il paese, trasformandolo da villaggio agricolo a una giungla di stabilimenti balneari, hotel e negozi di souvenir. Appena arrivata in macchina, la prima cosa che mi ha colpito è stata proprio questa totale mancanza di tradizione, un fenomeno che purtroppo sta interessando tutta l’Albania. Sebbene l’acqua e la spiaggia rimangano bellissime, a mio parere non bisognerebbe mai cancellare l’identità di un luogo a favore del turismo di massa. 

Nonostante queste contraddizioni, le acque calme di Ksamil hanno rappresentato per me un vero toccasana. Venivo da una brutta esperienza personale e proprio qui, tra queste sfumature di turchese, ho ripreso il contatto definitivo e l’amore per il mare. 

Cosa vedere a Butrinto: tra storia e natura lussureggiante 

E il luogo che mi ha affascinato di più in assoluto è stato senza dubbio Butrinto. Non immaginavo che nel sud dell’Albania potesse esserci così tanta bellezza nascosta. 

Decisi di andare una mattina presto per poter evitare la massa dei turisti. All’epoca, al di fuori del parco archeologico, c’era un comodo parcheggio. Penso ci sia tutt’ora, ma non so se sia diventato a pagamento. 

Per questo luogo vi consiglio di dedicare almeno mezza giornata, perché è una continua scoperta. Il parco archeologico, secondo l’Eneide di Virgilio, fu fondato da Troiani in fuga. 

Eleno, figlio del re Priamo, sacrificò un toro che fuggì e morì sulla costa. Questo fu interpretato come un segno divino per fondare la nuova città. 

Nel quarto secolo avanti Cristo la città crebbe attorno al santuario di Asclepio, dio della medicina. Successivamente, Giulio Cesare e l’imperatore Augusto la trasformarono in una fiorente colonia romana, dotata di un grande teatro, terme e un acquedotto. 

Tra il quinto e il sesto secolo d.C. divenne un centro cristiano fondamentale. A questo periodo risalgono il grande Battistero, famoso per il suo pavimento a mosaico quasi intatto, e la grande basilica. 

Fu nel Medioevo che i veneziani ne fecero un avamposto strategico per proteggere Corfù, costruendo la torre triangolare e il castello sull’acropoli. La città fu poi progressivamente abbandonata a causa del paludamento della zona. 

Il Parco Archeologico di Butrinto: un viaggio nel tempo 

Quello che caratterizza Butrinto è sicuramente l’intreccio tra le pietre millenarie e la natura lussureggiante del parco nazionale. Le rovine sono immerse in un bosco d’ombra che si affaccia direttamente sulle acque calme della laguna. 

Camminare in questo luogo è come fare un percorso sulla linea del tempo. I passi calpestano la terra arida alla ricerca di un po’ di frescura. 

Gli occhi si riempiono di meraviglia guardando i monumenti che nel tempo si sono preservati. Elencare tutti i monumenti di Butrinto diventerebbe quasi una guida enciclopedica, ma possiamo individuarne i più importanti. 

Il Teatro Antico e i riflessi della laguna 

Innanzitutto, il teatro antico, risalente al terzo secolo a.C. e ampliato fino al secondo secolo d.C. Fu costruito inizialmente dai greci per i frequentatori del santuario di Asclepio e successivamente modificato dai romani. 

Poteva ospitare circa 2500 visitatori. La particolarità che colpisce di più è che l’acqua della laguna spesso allaga parzialmente la platea

Questo fenomeno crea riflessi suggestivi sulle gradinate di pietra. Il teatro è qualcosa di magnifico, è veramente imponente. 

Il Grande Battistero e i mosaici nascosti 

Il grande Battistero del sesto secolo d.C. è uno dei più grandi battisteri paleocristiani dell’Impero bizantino d’occidente. Presenta due cerchi concentrici di sedici colonne di granito. 

Il pavimento nasconde un mosaico intatto con 69 medaglioni pieno di simbolismi cristiani, animali, uccelli e pesci. Viene periodicamente ricoperto di sabbia dalle autorità proprio per salvarlo dall’erosione. 

La Grande Basilica e la Porta del Leone 

Un altro monumento da non perdere è la grande basilica del sesto secolo. Si tratta di un’imponente struttura a tre navate di epoca giustiniana

Le alte pareti perimetrali in pietra sono incredibilmente ancora in piedi. La luce che filtra dalle grandi finestre ad arco crea un’atmosfera quasi mistica nel mezzo del bosco, mi ha colpito moltissimo. 

Infine, da non perdere sono la Porta del Leone e le mura ciclopiche, che sono le porte di accesso alla città. Sono famose per la scultura in pietra che raffigura un leone intento a sbranare la testa di un toro

Le mura circostanti mostrano invece la tecnica costruttiva greca originaria. 

Il Castello Veneziano sull’Acropoli 

Il castello veneziano sull’acropoli è situato sul punto più alto del sito archeologico. Fu costruito dai veneziani nel quattordicesimo secolo su fortificazioni preesistenti. 

Da qui si gode di una splendida vista panoramica sul canale di Vivari e sulla laguna. Oggi la struttura ospita il museo archeologico del sito. 

Cosa vedere all’Occhio Blu (Syri i Kaltër): una magia della natura 

Uno dei luoghi che volevo assolutamente vedere era l’Occhio Blu, ovvero questa sorgente carsica ipogea dal colore blu e azzurro elettrico. Qui il colore blu acceso si scontra con il verde lussureggiante della natura circostante. 

L’acqua scorre ad altissima pressione da una grotta sotterranea profonda, ancora in gran parte inesplorata. I subacquei sono scesi fino a cinquanta metri di profondità ma oltre questa soglia non sono riusciti a capirne le effettive dimensioni. 

La profondità della cavità rimane però sconosciuta, a causa della forza impressionante con cui l’acqua viene spinta verso l’alto. L’acqua ha una temperatura costante tutto l’anno tra i 10 e i 12 gradi. 

Anche in estate l’impatto termico è fortissimo. La sorgente alimenta il fiume Bistrica e ha una portata straordinaria, stimata in sei metri cubi al secondo. 

Il nome deriva dalla forma della sorgente stessa. Il centro della pozza, dove si trova la grotta profonda, è di un blu scuro intenso

I bordi esterni, dove l’acqua è meno profonda e la luce si riflette, sono invece di un colore azzurro e verde elettrico

Visitare l’Occhio Blu: consigli pratici e logistica 

Io decisi di andare lì di prima mattina per evitare la ressa dei turisti. C’è un bel parcheggio, all’epoca non ho capito se fosse gratuito o meno. 

Ero arrivata forse verso le sette o le otto del mattino, forse un pochino presto. Ma l’addetto alla sicurezza mi fece passare comunque. 

Bisogna percorrere una strada asfaltata che la mattina è ombreggiata, la quale vi porterà direttamente all’ingresso del parco. C’è anche una serie di sentieri escursionistici

Non li ho percorsi sia per il tempo, sia perché non avevo le scarpe adatte. Però ho potuto fare un giro nei dintorni. 

Si può fare il bagno a Syri i Kaltër? 

L’Occhio Blu non è balneabile, ed è severamente vietato fare il bagno per preservarne l’ecosistema e la purezza dell’acqua. Rispettare questa regola è fondamentale per proteggere un luogo così delicato. 

Fotografare Syri i Kaltër senza la folla 

Ho camminato per scovare angoli fotografici meno battuti. Di regola, la visita soltanto per la grotta non richiede molto tempo. 

C’è una comoda passerella che vi permetterà di fotografare l’Occhio Blu dall’alto. Devo dire che visitarlo nel momento in cui non c’era nessuno è stata di gran lunga la scelta migliore. 

Sud dell'albania_occhio blu

In tutta tranquillità ho potuto assaporarne la bellezza, lontana dal turismo di massa. Ho potuto così dedicarmi alle fotografie nel modo migliore in cui ritenevo possibile. 

Colpisce in modo particolare la forma dell’Occhio Blu, questo verde e questo azzurro così intensi. La potenza dell’acqua si percepisce chiaramente anche ad occhio nudo. 

È qualcosa di unico e introvabile altrove. È per questo che ho voluto visitarlo, nonostante sia presente in molti articoli e molti blog di viaggio. 

Volevo vedere con i miei occhi questo straordinario elemento naturale. Il ritorno si effettua percorrendo sempre la stessa strada asfaltata. 

Al ritorno la passeggiata diventa un po’ più calda e difficile sotto il sole. Troverete comunque delle zone dove poter eventualmente mangiare e i servizi igienici. 

Il territorio attraverso il cibo 

Viaggiando in questi luoghi del Sud dell’Albania,le mie esplorazioni culinarie si sono concentrate a Saranda, poiché la sera non mi spostavo a Ksamil. Di conseguenza, tutte le mie esperienze a tavola si sono svolte in città. 

Devo dire che Saranda è stato il luogo dove ho assaggiato il maggior numero di specialità tipiche albanesi. Nonostante la vicinanza al mare, la cucina locale si è rivelata prettamente di carne. 

È così che in questi luoghi ho provato diverse tavë, come la celebre Tavë Kosi. Ho assaggiato soprattutto molta carne grigliata, come i tipici spiedini o le saporite qofte

La tradizione delle interiora e la cena ottomana 

L’Albania è il vero regno delle interiora ed è stato qui che ho provato il kukurec. Si tratta del tipico involtino a base di interiora e intestino, emblema di una cucina di sostanza e decisamente viscerale. 

Inoltre, a Saranda ho deciso di partecipare a una cena tipica albanese all’interno di un ambiente caratteristico. Si trattava di una suggestiva casa ottomana adibita a ristorante. 

È stato come entrare in una famiglia, ma soprattutto mi è sembrato di stare a una vera tavola albanese. I piatti di carne sono accompagnati da ricche salse di yogurt e fresche insalate con la feta, che testimoniano la forte influenza greca e balcanica. 

Birre locali e tappe in cantina 

Il tutto viene sempre accompagnato da una birra locale Korça o dai vitigni tipici del territorio. 

Al ritorno da Butrinto, il consiglio è di fermarvi da Isak Winery. È la tappa ideale per una degustazione dei vini del Sud dell’Albania. 

Se vuoi approfondire la cucina albanese, trovi la guida completa qui

Cosa mi è piaciuto del sud dell’Albania e cosa sapere prima di partire 

L’Albania è un territorio pieno di contrasti. Se da una parte abbiamo l’organizzazione del turismo di massa, dall’altra troviamo una terra autentica che merita di essere conosciuta e scoperta. 

Ho apprezzato tantissimo lo scavo archeologico dell’antica città: per me scoprire questi luoghi rappresenta sempre una piccola gioia. Ma soprattutto, ho stimato la volontà di preservare – nel bene o nel male – parte della storia e del territorio. 

Di Saranda ho amato la vita locale e il mercato, mentre di Ksamil ho apprezzato l’acqua cristallina e calma; come non ricordarsi i miei bagni alla ricerca di un po’ di frescura? 

Il fascino di Butrinto e dell’Occhio Blu 

Vedere tutti quei reperti storici e quella bellezza conservata all’interno di un parco naturale ha suscitato in me un grandissimo interesse. Ed è per questo che a Butrinto ho dedicato una mattina intera: non mi piace visitare un parco archeologico di corsa, quando sono costretta mi rimane sempre l’amaro in bocca. 

L’Occhio Blu (la sorgente carsica) è un elemento unico nel suo genere. Essere lì apposta per quel fenomeno e riuscire a vederlo praticamente da sola è stato magico: come avere un appuntamento intimo con la natura. 

I tasti dolenti: cemento e traffico 

Per contro, l’eccessiva urbanizzazione e la cementificazione mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. È come se parte della storia e del territorio venissero sommersi in un mare di cemento. Personalmente, non apprezzo l’idea di vedere un posto soltanto per i suoi stabilimenti balneari. 

Infine, il traffico di Saranda mette a dura prova i nervi. È stato proprio a causa del caos cittadino che ho cercato di muovermi presto, sfruttando appieno tutte le mattine. 

Dove dormire nel sud dell’Albania

Per il mio soggiorno ho scelto un appartamento vicino al lungomare, Aparment Serxhio, comodo e dotato di tutti i servizi. Si tratta di un appartamento gestito da Aldi, un ragazzo giovanissimo e gentilissimo. 

La struttura si trova proprio all’inizio del lungomare e offre un comodo parcheggio privato. Questa comodità si è rivelata utilissima per non andare letteralmente in escandescenze alla ricerca di un posto auto in città. 

La posizione è ideale: l’alloggio è vicino a un sacco di ristoranti, anche se io spesso mi sono spostata nelle parti opposte di Saranda per le mie cene. 

Servizi e comodità a portata di mano 

La zona è super servita. A pochi passi si trovano un pratico minimarket, un panificio e una pasticceria, perfetti per ogni esigenza quotidiana. 

L’appartamento, inoltre, offre anche un comodissimo servizio di lavanderia. Un dettaglio decisamente utile per fare il bucato e rinfrescare i vestiti durante il viaggio. 

Info pratiche sul sud dell’Albania

On the road: come raggiungere Saranda 

Il modo più strategico per arrivare a Saranda e godersi il viaggio è sicuramente l’auto, la soluzione in assoluto più comoda per un on the road senza vincoli. Non suggerisco i mezzi pubblici, perché a volte sono scomodi e impiegano davvero molto tempo per gli spostamenti. 

Per organizzare il viaggio, le combinazioni migliori sono due: 

  • In aereo + auto a noleggio: Prendere un volo dall’Italia su Tirana e da lì noleggiare una macchina per esplorare la costa in totale libertà. 
  • In traghetto: Sfruttare i traghetti diretti che attraccano direttamente al porto della cittadina, un’opzione comodissima se volete imbarcare il vostro mezzo partendo dall’Italia. 

L’unica raccomandazione fondamentale che vi consiglio è di trovare assolutamente un alloggio con il parcheggio privato, per i motivi legati al traffico di cui vi parlavo prima. 

Costi e periodo migliore: quando andare? 

I costi in questa zona sono nella media per lo stile di vita albanese, anche se sono leggermente al rialzo proprio perché ci troviamo sulla costa più importante e turistica dell’Albania. Muovendosi in anticipo con l’organizzazione, si riescono comunque a spuntare prezzi favorevoli e a trovare posti ancora economici. 

Per quanto riguarda il periodo perfetto per partire, sconsiglio agosto perché è letteralmente pieno di gente, così come l’inverno perché tutti gli stabilimenti balneari sarebbero chiusi. Consiglio invece luglio o settembre, che sono in assoluto i periodi migliori per poter godere appieno dell’ospitalità albanese. 

Conclusioni sul sud dell’Albania

Come dicevo, il Sud dell’Albania è una terra di contrasti. Mediamente verrà nominata per la spiaggia di Ksamil o per la movida, ma in realtà ha molto più da offrire. Lontano dal turismo di massa si cela un territorio che vuole essere scoperto per quel che è, con la sua storia, le sue contraddizioni e con le sue persone. 

Non è una meta fine a se stessa, ma è una meta che deve essere sfogliata come se fosse un libro, pagina dopo pagina. Solo così se ne scoprono le bellezze: dalle spiagge ai parchi archeologici, fino ad arrivare alle meraviglie naturali. 

Guardando a fondo, anche nel cemento si possono scorgere le rose. Il mio suggerimento e il consiglio che sento di dare è di vivere l’Albania non come semplici turisti, ma come viaggiatori capaci di dare dignità alle tradizioni di un luogo.