Merzouga e Erg Chebbi: guida completa al Sahara marocchino tra dune, oasi e incontri autentici
Introduzione – Quando il Sahara smette di essere solo un deserto
Quando si viaggia in Marocco, visitare Merzouga e il deserto del Sahara rappresenta forse una delle aspettative più elevate. In effetti, per me è stato proprio così. Non ero mai stata fuori dall’Europa, né tantomeno in un contesto desertico, la curiosità era davvero molta.
La porta d’ingresso è una piccola cittadina berbera che ci accoglie e ci conduce verso le sabbie. Il vero approdo nel Sahara, però, è l’Erg Chebbi: qui dune color oro si estendono all’infinito, facendoti sentire piccola in uno spazio immenso. In questo articolo vi porterò con me alla scoperta di Merzouga e dei suoi dintorni, fondendo il racconto con le esperienze locali. Vi mostrerò anche come il deserto non sia fatto solo di dune, ma di villaggi, musica, nomadi, fossili e silenzi.
📍 Merzouga e Erg Chebbi: dove si trova il deserto
Merzouga si trova nel sud-est del Marocco, a pochi chilometri dal confine con l’Algeria. In particolare, questa località è famosa perché ospita l’Erg Chebbi, ovvero un immenso ammasso di dune sabbiose che si stagliano all’orizzonte. Tuttavia, non troverete solo sabbia: è un punto strategico dove il paesaggio roccioso lascia spazio alle prime vere montagne dorate del Sahara.
🚗 Come arrivare: il viaggio verso il Sahara
Il mio viaggio è stato organizzato con Merzouga Viaggi in Marocco, che mi ha aiutato a definire l’intero itinerario. Insieme a un loro driver abbiamo percorso un bellissimo giro ad anello attraversando le montagne dell’Atlante. Inoltre, è importante sapere che non esiste una vera autostrada che arrivi fino alle dune. Il tragitto si snoda principalmente su strade nazionali ben asfaltate, come la N13 che scende da Fes. La rete autostradale (A-series) è presente solo nelle zone costiere e verso l’interno fino a città come Marrakech o Casablanca.
- Da Fes: Ci aspettano circa 8 ore di macchina percorrendo la N13. Eppure, il viaggio è un continuo modificarsi di paesaggi e colori, rendendo il percorso lungo ma assolutamente variegato.
- Da Marrakech: Si attraversa l’Alto Atlante (Passo del Tizi n’Tichka). Successivamente, si prosegue verso Ouarzazate e la Valle del Draa.
- Da Errachidia: È la tratta più breve. Infatti, per arrivare a Merzouga da qui servono solo 2 ore di auto.
Nonostante l’assenza di collegamenti veloci, il viaggio è parte integrante dell’esperienza: non percepirete il peso delle ore perché sarete costantemente distratti dalla bellezza del panorama che muta fuori dal finestrino.
🛣️ Verso il Sahara: il viaggio è già parte dell’esperienza
Le tappe imperdibili da Fes a Merzouga
Il tragitto per arrivare alle dune è lungo ma, come vi dicevo, il paesaggio cambia continuamente. In effetti, prima di raggiungere Errachidia, abbiamo attraversato luoghi incredibili come la “piccola Svizzera marocchina”, Ifrane, e la foresta di Azrou. Successivamente, il panorama si apre sulla maestosa Valle dello Ziz e le sue gole, un contrasto di palmeti verdi e rocce rosse che lascia senza fiato.
Tuttavia, per non rendere questo racconto troppo lungo, ho deciso di dedicare un articolo specifico a queste soste. Quindi, se volete scoprire dove fermarvi per vedere le scimmie nella foresta o i migliori punti panoramici sullo Ziz.
🐪 Arrivo a Merzouga: il primo incontro con le dune
Trekking con i dromedari verso il campo tendato
Arriviamo a Merzouga nel tardo pomeriggio e iniziamo subito il trekking con i dromedari. Non vi preoccupate se non siete mai saliti in sella: i ragazzi del posto vi aiuteranno sicuramente. Per me era la prima volta, quindi ho provato un attimo di titubanza a salire su Bob, il mio dromedario. Tuttavia, una volta partita, mi sono sentita subito “toccare il cielo con un dito”, data l’altezza della seduta.
Il cammelliere ci guida con discrezione mentre inizia la magia del tramonto, con quel rosso soffuso che incanta e il contrasto della luce solare: uno spettacolo che non si vede tutti i giorni.

Successivamente raggiungiamo il campo tendato e salutiamo Bob. L’escursione era già organizzata, ma alla fine il cammelliere mi ha mostrato alcuni gadget e pietre; la loro è una vita difficile, dunque, pur non acquistando nulla, ho lasciato volentieri una mancia di circa 100 Dirham.
Una notte tra le stelle e i sapori berberi
Al campo tendato ci accolgono con acqua fresca per rinfrescarci. La struttura è definita “luxury”, ma ricordatevi che siamo pur sempre nel deserto. Ad ogni modo, la stanza era spaziosa e il letto comodo. La serata si svolge con una cena a menù fisso: un passato di verdure e melanzane tipiche con pomodoro e formaggio grattugiato, seguite da una grigliata mista cotta alla perfezione.
La serata è poi tutta incentrata sullo spettacolo berbero, dove musiche tradizionali e balli si fondono l’uno con l’altro. È stata un’esperienza molto interessante, tanto che ho provato anche a suonare i tamburi. Tuttavia, lo spettacolo più bello è stato quando si sono spente le luci: un mare di stelle ha fatto capolino sopra la mia testa, lasciandomi commossa e senza parole. Vado a letto tardi ma contenta.
🌅 Cosa fare a Merzouga: un giorno nel cuore del Sahara
Alba sulle dune di Erg Chebbi
Il mattino dopo mi sveglio presto per ammirare l’alba, un altro spettacolo che lascia senza parole. In effetti, è una scena puramente poetica. Vedere il sole e il cielo che si tinge di rosa è un’emozione incredibile. Mano a mano, la luce inizia a illuminare le dune, cambiando i colori della sabbia in un silenzio assoluto. Tuttavia, bisogna essere pronti a godersi ogni istante, perché la luce cambia velocemente.
💡 Tip fotografico: Sfruttate le prime luci per immortalare le silhouette, le creste delle dune e le impronte sulla sabbia lasciate durante la notte. Inoltre, cercate i contrasti tra luci e ombre.
Escursione in 4×4 e i fossili di Erfoud
Il giorno seguente inizia con un’escursione in 4×4 tra le dune; effettivamente sembra di navigare in un mare color oro. La prima tappa è dedicata ai fossili di Erfoud. Nel mio immaginario vedevo una cava, invece è tutto all’aria aperta. Se fossi andata da sola, li avrei scambiati per un mucchio di sassi; invece, il mio driver Hamid mi ha aiutato a riconoscerli. È stata un’esperienza bellissima e istruttiva, peccato però che non ci siano tutele.
🌴 Oasi, nomadi e cultura Gnawa
L’oasi di Tissardmine e l’incontro con i nomadi
Visitiamo l’oasi di Tissardmine, dove purtroppo ormai non c’è più acqua e le palme stanno lentamente morendo. Successivamente, andiamo a trovare una famiglia nomade composta da una signora anziana, una donna e un figlio che ci accolgono calorosamente.
Abbiamo modo di vedere la cucina rasoterra e il metodo di essiccazione per conservare i cibi; l’essiccazione permette infatti di conservare il cibo più a lungo. Dopodiché andiamo a vedere il forno, che viene costruito proprio rasoterra. Inoltre, il couscous, piatto simbolo nel Marocco, viene cucinato su un paiolo a terra. La proprietaria ci ha offerto del tè nel loro “salotto”, mostrandoci filati fatti a mano che richiedono anni di lavoro. Mi ha persino invitato a unirmi a loro per il pasto: un gesto dolcissimo che ho declinato solo per non privarli del loro cibo.
Le miniere di Kohl e la musica Gnawa a Khamlia
Attraversiamo un deserto roccioso per visitare le miniere di piombo. Sapevate che l’eyeliner (Kohl) si estrae proprio da qui? Dopo una camminata panoramica, arriviamo a Khamlia, famosa per la musica Gnawa (Patrimonio UNESCO). Questa musica, suonata dai discendenti degli schiavi subsahariani, è quasi ipnotica. Infatti, i ritmi veloci e i vocalizzi portano i musicisti in una sorta di trance. È un’esperienza coinvolgente che ha dato una possibilità di rinascita a tutto il villaggio.
💧 L’oasi di Hassi Labied e l’ingegno berbero
Dopo aver pranzato ci dirigiamo verso l’oasi di Hassi Labied. Qui l’acqua c’è e il sistema di irrigazione consente di coltivare diverse tipologie di prodotti: dalle palme con varietà differenti di datteri fino a verdure come pomodori, peperoni e melograni. Il sistema di irrigazione, chiamato khettara, consiste in canali scavati a circa 10 cm dal terreno che portano l’acqua nei diversi appezzamenti.
Entrare a Hassi Labied sembra quasi di accedere a un Eden: il deserto lascia spazio al verde lussureggiante e l’ombra delle palme dona refrigerio. Ma soprattutto è incredibile come l’ingegno umano trovi escamotage per sopravvivere. Inoltre, fate attenzione: potreste trovare bambini che chiedono dei Dirham. Per quanto mi si stringesse il cuore, il consiglio è di non dare soldi, poiché spesso vengono sfruttati proprio per questo scopo.
🛍️ Shopping e Relax: tra botteghe e piscina
Dopo la bellezza dell’oasi mi sposto in un negozio di artigianato berbero. I miei occhi vengono rapiti dai tappeti (non proprio economici!), ma per motivi di spazio non li ho comprati. Sicuramente è molto bello vedere le tipologie di artigianato e, in modo particolare, i tappeti sono quelli che mi hanno colpito di più: la prossima volta cercherò di avere più spazio in valigia. Torno a casa comunque con una Mano di Fatima in ferro. Successivamente arriviamo in hotel per un po’ di riposo. L’hotel ha una piscina che decido di sfruttare finché le temperature sono alte.
L’ultimo saluto alle dune 🌅
Verso il tramonto decido di fare una passeggiata sulle dune. L’hotel dista solo 10 minuti a piedi dalle prime sabbie; di conseguenza, fermandosi sulla prima duna, non è pericoloso. La sensazione è sempre quella di essere un puntino nel mondo e, avendo più tempo a disposizione, mi fermo anche a guardare i segni della vita nel deserto: sagome di macchine, orme umane e le impronte degli animali, come quelle del topolino o del fennec. Sono sicura che quella bellissima volpe del deserto fosse passata di lì poco prima.
🏺 Da non perdere: Rissani e la Pizza Berbera
Rissani è la capitale economica del paese: qui ci sono le principali attività e i mercati principali. Infatti, è proprio il mercato a essere il punto nevralgico del paese. Qui troverete un’infinità di datteri e di spezie; ed è così che l’ultima mattina, prima di andare via da Merzouga, faccio tappa a Rissani per uno scorcio di vita locale e per un giro al mercato. La mia prima tappa è il negozio di spezie: quello è il mio mondo. Bancali di colori e di profumi si susseguono uno all’altro; personalmente mi sembra di stare nella città dei balocchi.
Dove mangiare a Merzouga: la Madfouna
Qui decido di prendere le spezie per la pizza berbera, d’altronde è qui il luogo in cui nasce. Ovviamente vige sempre la contrattazione, se ne siete capaci. Arrivata al mercato mi perdo tra banchi di datteri, macellerie e artigianato. Tuttavia, qui non parlano inglese né francese, perciò mi faccio aiutare dal mio driver per portare a casa una scatola di datteri: vi assicuro che la qualità era eccellente.
Quasi tutti gli alloggi offrono la mezza pensione, quindi non dovrete pensare a come organizzarvi per la cena. Per i pranzi, invece, a Merzouga ho provato il ristorante Nomad (di fianco a Dar Morocco). Qui ho assaggiato la pizza berbera (Madfouna). È composta da due dischi di pane farciti con spezie, cipolle e carne di dromedario. Un sapore unico che dovete assolutamente provare.
🏨 Dove dormire a Merzouga: consigli provati
Come dicevo, una notte bisogna assolutamente farla in un campo tendato e godere del tempo del deserto. Io sono andata al Luxury Oasis Camp, un campo tendato dotato di ogni comfort. Il letto era molto comodo e la serata è stata davvero stupenda, sia per lo spettacolo che per la cena. In alternativa, a Merzouga ho dormito in un bellissimo hotel vista fronte dune: Dar Morocco.
L’hotel ha una bellissima piscina dove ci si può rinfrescare durante le calde giornate. Inoltre, trovandosi proprio di fronte alle dune, si può decidere di fare una passeggiata per scoprire il deserto. Ottimo il servizio e il ristorante. La sera mi sono fermata con uno dei ragazzi a parlare: è stato un bellissimo scambio culturale in cui io insegnavo l’italiano e lui mi insegnava sia l’arabo che il berbero. Cosa si può volere di più? Consiglio assolutamente entrambi i posti.
🧭 Consigli pratici per visitare Merzouga e il Sahara
- Quando andare: Consiglio di andare nel deserto da settembre, evitando i mesi di luglio e agosto o dicembre.
- Cosa portare: È necessario avere con sé un cappellino oppure una sciarpa o un turbante per proteggersi sia dai raggi del sole che dalla sabbia. Inoltre, portate occhiali da sole e crema solare ad alta protezione.
- Calzature: Consiglio scarpe chiuse, possibilmente non bianche altrimenti diventeranno color ocra; nel campo tendato potrete tranquillamente mettere dei sandali.
- Tecnologia: Portate un Power Bank e la macchina fotografica (reflex, mirrorless o smartphone): dovete essere pronti a catturare il momento perfetto. Inoltre, assicuratevi di avere sempre acqua di riserva perché i punti di rifornimento non sono vicini.
- Vestiti: Io avevo portato un sacco di vestiti pesanti perché mi avevano terrorizzato con l’escursione termica… nel mio caso la temperatura era di 27 gradi a mezzanotte, quindi ho occupato spazio in valigia per nulla. Io sono andata a fine Settembre e le temperature erano ancora alte. Controllate le temperature e vestitevi a strati. Se siete in dubbio meglio portare più vestiti.
- Jeep vs Dromedario: Consiglio la jeep per spostarsi da un luogo all’altro con un driver, perché da soli è pericoloso. L’esperienza con il cammello, invece, è da fare per vivere la vera vita berbera.
✨ Conclusione – Il Sahara non è solo un luogo, è un’esperienza
Che cosa è stato il Sahara per me? Se dovessi descriverlo con una parola, potrei usare “libertà“. Sentirmi un puntino in mezzo all’infinito mi ha reso per la prima volta libera e mi ha fatto capire che la vita bisogna morderla e viverla a pieni polmoni. Infatti, ho capito che non c’è bisogno di tutte le lingue del mondo per comprendersi, ma basta semplicemente un sorriso e parlarsi a gesti per instaurare un dialogo. Questo è stato forse il momento più intenso di tutto il mio viaggio ed è stato qui che io ho deciso che in Marocco tornerò.
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