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Festival della Fotografia Etica di Lodi – Una gita tra immagini, emozioni e storie che fanno riflettere

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Un viaggio tra scatti e consapevolezza

Il Festival della Fotografia Etica rappresenta per me un momento del tutto imperdibile dell’autunno, un evento davvero speciale che aspetto con ansia per un intero anno. 

Ogni anno Lodi si trasforma in una suggestiva galleria fotografica a cielo aperto, dove le storie del mondo intero prendono vita e si raccontano attraverso l’obiettivo dei fotografi. 

Si tratta di fotografie cariche di significato, con immagini potenti che colpiscono dritto all’anima come un vero e proprio pugno nello stomaco. 

Guardare il mondo con altri occhi 

Io fotografo per semplice passione, cercando paesaggi, dettagli e tutto ciò che rende il nostro mondo ancora più bello, ma ammiro profondamente chi scatta con coraggio. 

Ammiro chi, con una singola fotografia, riesce a raccontare la verità più profonda e un momento autentico, trasmettendo emozioni sincere che restano impresse nella memoria di chi guarda. 

Vivo quelle immagini insieme a loro, come se fossi parte integrante di quel racconto, ed è per questo che ogni anno mi prendo una giornata speciale per vedere il mondo con altri occhi. 

Lodi 2026: nuova edizione, nuove emozioni 

Nel 2026 torno finalmente a Lodi per una nuova e intensa giornata trascorsa tra fotografia, storie toccanti e territori da scoprire, pronti a svelare la propria essenza. 

Sono completamente pronta a lasciarmi sorprendere e riempire il cuore ancora una volta dalle immagini straordinarie di questa incredibile ed emozionante edizione. 

Cos’è il Festival della Fotografia Etica

Il Festival della Fotografia Etica di Lodi nasce nel 2010 da un’idea del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, un’associazione no-profit con sede proprio nella città lombarda. 

Ogni anno, durante il periodo autunnale, la città si anima ospitando un ricco programma di mostre fotografiche, talk, workshop stimolanti e visite guidate dedicate a tutti gli appassionati. 

L’obiettivo principale del festival è utilizzare la fotografia sociale come vero e proprio strumento etico, capace di focalizzare l’attenzione su tematiche di grande importanza e avvicinare il pubblico a storie spesso invisibili. 

Mostre, luoghi e il World Report Award 

All’interno della manifestazione, le diverse esposizioni si distribuiscono sapientemente tra suggestivi chiostri, musei, piazze e parchi cittadini. 

Si crea così un percorso espositivo unico che invita chiunque lo percorra a riflettere e a emozionarsi profondamente davanti a ogni singolo scatto. 

In particolare, il festival ospita anche il celebre World Report Award | Documenting Humanity, un riconoscimento di prestigio internazionale che sostiene concretamente i fotografi documentaristi impegnati nel racconto della nostra società. 

📅 Festival della Fotografia Etica 2026: informazioni e consigli pratici 

L’edizione 2026 si svolge dal 26 settembre al 25 ottobre 2026. 

Per organizzare al meglio la tua visita, ecco tutte le informazioni utili e i dettagli logistici da conoscere: 

  • Periodo: 26 settembre – 25 ottobre 2026 
  • Luogo: Varie sedi nel centro di Lodi (Lombardia, Italia) 
  • Durata ideale: Una giornata intera 
  • Come arrivare: In treno da Milano (circa 40 minuti) o in auto, con parcheggi gratuiti vicino al centro 
  • Orari mostre: 09:30 – 20:00 
  • Biglietti: da 18 € a 21 €, link per l’acquisto qui.

Consigli per organizzare al meglio l’esperienza 

Come suggerimento pratico, vi consiglio di scaricare la mappa interattiva oppure di prenotare in anticipo i workshop previsti nel programma. 

👉 [Scopri il programma completo sul sito ufficiale del Festival della Fotografia Etica] 

La mia esperienza al Festival della Fotografia Etica 2026 

🍉 Testimonianze da Gaza – Saher Algorra 

Festival fotografia etica - testimonianze da gaza

Saher Algorra è un fotografo palestinese che ha scelto di raccontare i drammi del proprio Paese attraverso il suo personale obiettivo fotografico.

Nella prima foto emerge la fame e la disperata ricerca di sussistenza e sopravvivenza, catturando le persone in snervante attesa di un pasto. 

Lo sguardo del bambino al centro è l’elemento visivo che colpisce più di tutti chi osserva. 

Il tentativo di una parvenza di normalità 

La seconda foto racconta il tentativo di mantenere una parvenza di normalità: appena terminato il Ramadan, una famiglia si ritrova attorno a un tavolo. 

Si riuniscono per “festeggiare” con i soli prodotti di prima necessità disponibili a causa della gravissima e drammatica carenza di cibo. 

In contesti normali, la fine del Ramadan è da sempre sinonimo di festa, abbondanza e convivialità. 

🏛️ ICE – Broken Families di Carol Guzy 

La prima foto è la vincitrice del World Press Photo 2026, un riconoscimento straordinario per l’impatto visivo dell’opera. 

Il reportage parla della separazione delle famiglie con gli arresti dell’ICE presso il tribunale della città di New York. 

I fotografi sono ammessi solo in una stanza e, quindi, non saprai mai cosa succede oltre quella sala. 

I traumi familiari e il dolore della separazione 

Spesso sono i padri a venire arrestati, causando traumi nelle famiglie e soprattutto nei bambini, costretti a vivere nella povertà e nel dolore. 

Quelle che vedi sono i dolori nel momento della separazione: un agente che crolla dietro il pianto disperato di una madre e di una bambina. 

Sullo sfondo emerge il trauma di una bambina che crescerà purtroppo senza la presenza di un genitore al suo fianco. 

Il senso di colpa di una bambina 

Una frase mi ha colpito in una didascalia: la storia di una bambina che si sente in colpa per una ragione straziante. 

Si sente colpevole perché non ha stretto il suo papà in un abbraccio, pensando che se l’avesse stretto con più forza non glielo avrebbero portato via. 

🩸 Out for Blood di Ginevra Bonina (Spazio ONG) 

Questo è Out for Blood di Ginevra Bonini, un progetto fondamentale ed emozionante esposto all’interno dello Spazio ONG. 

Ho avuto il piacere di ascoltare direttamente la fotografa: il progetto parla dei diritti negati e del tabù legato al ciclo mestruale in India. 

Il racconto testimonia il senso di esclusione che molte donne subiscono, senza neanche avere accesso a strumenti idonei. 

Ignoranza, devozione e la fertilità della dea 

In contrasto con questa discriminazione, c’è da un lato l’ignoranza degli uomini, che spesso scoprono questa realtà solo dopo il matrimonio. 

Dall’altro lato c’è la forte devozione: molte donne vanno persino in pellegrinaggio in un tempio sacro dove si venera la fertilità della dea. 

Lì venerano la sorgente che “sanguina”, per chiedere con fede la grazia di un figlio. 

☢️ When Buddha Stopped Smiling di Chinky Shukla 

When Buddha Stopped Smiling di Chinky Shukla racconta l’eredità dei test atomici in India, che hanno devastato la terra rendendola arida e contaminata. 

Il bambino che vedi nella foto è rimasto paralizzato a causa dell’avvelenamento da radiazioni e metalli pesanti presenti nel territorio. 

🌲 Alén do lago di Carlos Folgoso Sueiro 

In Alén do lago, il fotografo Carlos Folgoso Sueiro intreccia la sua storia personale con le realtà sociali della Galizia, sua terra natale. 

Una terra segnata da incendi boschivi, siccità, emigrazione e progressivo abbandono dei paesi. 

Attraverso le sue immagini vuole trasmettere concetti profondi come memoria, perdita e collasso ambientale. 

⏳ La ballata di Tanner – Jahi Chikwendiu 

Questo progetto narra la storia di Tanner, un ragazzo di venticinque anni affetto da un cancro al colon al quarto stadio. 

Nonostante la diagnosi, lui e la sua compagna si sono affrettati a mettere su famiglia: il suo più grande sogno era veder crescere sua figlia. 

Hanno avuto soltanto quarantuno giorni da vivere insieme prima che la malattia prendesse purtroppo il sopravvento. 

Diagnosi giovanili e l’ultimo tocco di mani 

Questa storia di straordinaria tenerezza e amore racconta anche il dramma di molti giovani nati negli anni ’90 che affrontano diagnosi oncologiche precoci. 

Si tratta di patologie con incidenze aumentate nel tempo fino al 200% tra le nuove generazioni. 

Nell’immagine, la narrazione della vita e della morte si condensa tutta in un flebile, potentissimo tocco di mani. 

Lionheart: Saleh’s Story – Deanne Fitzmaurice 

Il reportage segue la vita del piccolo Saleh, un bambino iracheno vittima di un attentato che gli squarciò l’addome, le braccia e lo rese cieco da un occhio. 

Tramite una straordinaria catena umanitaria, venne portato in America, dove i medici riuscirono a salvargli la vita. 

Da lì è iniziato il suo percorso per ricominciare a vivere e farsi vedere di nuovo in giro, superando gli sguardi della gente che lo fissava. 

Vent’anni di tenacia, amore e speranza 

La fotoreporter ne ha seguito l’esistenza per ben vent’anni, testimoniando la sua incredibile forza, la sua tenacia e le sue sfide dall’infanzia fino alla maturità. 

Il trauma rimane visibile, ma nel corso degli anni Saleh è diventato padre e ha potuto ricevere le protesi, anche grazie all’intervento della fotografa. 

La prima cosa che ha fatto una volta ricevuto l’arto artificiale è stata stringere la mano a suo padre. 

L’ha stretta all’uomo che per un’intera vita gli è stato accanto tra enormi sacrifici e la lontananza dal proprio Paese. 

Un finale pieno di forza 

È con la forza e la speranza di questa storia straordinaria che chiudo le mie analisi e i miei approfondimenti sul festival. 

La mia esperienza al Festival della Fotografia Etica 2025 

La mia gita a Lodi: un percorso tra mostre ed emozioni 

La giornata inizia prendendo il treno dalla stazione di Greco Pirelli a Milano, da cui arrivo comoda a Lodi in soli quaranta minuti di viaggio. 

Prima di iniziare il mio itinerario, una colazione energizzante è davvero d’obbligo per poter affrontare al meglio la lunga camminata che mi aspetta in città. 

Il Festival della Fotografia Etica si sviluppa sapientemente attorno a dieci mostre fotografiche, sapientemente dislocate in altrettanti punti suggestivi e storici della città lombarda. 

Un tempo lento per guardare e comprendere 

Tutti gli allestimenti invitano chi legge a rallentare il ritmo e a riflettere con calma: si tratta di un vero e proprio tempo lento, pensato appositamente per guardare e non soltanto per vedere. 

Durante la mia visita ho incontrato molta gente lungo il percorso e ho dovuto fare anche un po’ di fila prima di entrare nei luoghi espositivi. 

Considero questo rallentamento un ottimo segno per la manifestazione, perché dimostra chiaramente quanto questo festival sia capace di piacere e coinvolgere visitatori davvero interessati a comprendere meglio il nostro mondo. 

Dalla cronaca alle emozioni: le mostre da non perdere 

Le tematiche affrontate dagli scatti spaziano con grande sensibilità da quelle strettamente ambientali a quelle civili, toccando da vicino i principali conflitti attuali e la tutela dei diritti umani. 

In questo articolo ho scelto di raccontare solo le mostre che mi hanno colpito di più, lasciando a ciascuno di voi la curiosità di scoprire tutte le altre. 

Il mio invito personale è quello di andare a Lodi di persona, per lasciarvi attraversare ed emozionare dal vivo dalla potenza unica di queste storie visive. 

Il World Press Photo: la forza di uno scatto 

La mia prima tappa in città è il World Press Photo, una mostra straordinaria che il festival ospita ormai con grande successo da diversi anni. 

Si tratta di un’esposizione estremamente intensa, dove ogni singolo scatto ha la capacità di raccontare con forza visiva una ferita aperta del nostro mondo. 

Ricordo in particolare la foto vincitrice del concorso, ovvero il ritratto toccante di un bambino rimasto gravemente mutilato a causa di un’esplosione a Gaza. 

Tra dolore e speranza: il racconto della guerra 

Ammetto con franchezza che, la prima volta che l’ho vista all’interno di una newsletter, ho pianto davvero molto per l’emozione e il dolore. 

Parlare di guerra e conflitti è sempre molto difficile; tuttavia, la fotografia riesce a trasmettere la forza e la grande voglia di vivere anche nel dolore più estremo. 

Guardare quelle immagini significa connettersi con una realtà profonda, riscoprendo il valore dell’empatia e della solidarietà umane di fronte alle più grandi tragedie del nostro tempo. 

Reportage ambientali e la bellezza di fermarsi 

Inoltre, questa sezione propone reportage giornalistici di altissimo impatto dedicati alle devastanti alluvioni in Brasile e alla grave e drammatica siccità in Amazzonia. 

Ci ho trascorso più di un’ora al suo interno, perché ogni singola fotografia costringe chi osserva a fermarsi davvero e a non girare lo sguardo altrove. 

È un’esperienza profonda che lascia un segno indelebile, dimostrando ancora una volta quanto il giornalismo visivo sia fondamentale per comprendere le sfide del pianeta intero. 

Festival della fotografia etica

Le donne eritree: ferite e coraggio

A Palazzo Barni, una mostra che mi ha colpita profondamente è quella interamente dedicata alle donne eritree e alle loro quotidiane e drammatiche battaglie per la sopravvivenza. 

Le immagini documentano con crudo realismo la vita nelle regioni di confine tra Etiopia e Sudan, terre segnate da conflitti dimenticati e da sofferenze inimmaginabili. 

Questi scatti dolorosi raccontano senza filtri le violenze sistematiche subite, le profonde ferite fisiche e le continue privazioni di ogni fondamentale dignità umana. 

La violenza e le immagini che restano impresse 

Alcune donne vengono colpite volutamente allo stomaco per impedire loro di avere figli, mentre ad altre viene negato qualsiasi diritto civile e personale. 

In questo percorso espositivo, due fotografie in particolare sono rimaste impresse nella mia memoria e nel mio cuore con una forza straordinaria e straziante: 

  • Il foglio delle violenze: Un foglio bianco pieno di piccole croci tracciate a mano, dove ognuna rappresenta un singolo e drammatico atto di violenza subito. 
  • L’abbraccio di speranza: Il doloroso abbraccio tra una madre e la sua bambina di soli cinque anni, entrambe vittime di abusi inaccettabili. 

Una consapevolezza necessaria sui diritti delle donne 

Uscire da questa mostra lascia un senso di profonda responsabilità e la forte consapevolezza che non possiamo assolutamente girarci dall’altra parte di fronte a simili atrocità. 

Nonostante i molti progressi sbandierati, emerge con chiarezza che c’è ancora tantissimo da fare per difendere i diritti delle donne in ogni angolo del mondo. 

È una visita che fa male al cuore, ma che ritengo assolutamente fondamentale per chiunque voglia comprendere davvero il valore della libertà e della giustizia sociale. 

Festival della fotografia etica

Become a Father: la dolcezza della paternità

Un’altra mostra che mi ha toccata nel profondo è Become a Father, un progetto che racconta con sensibilità la relazione tra padre e figlio in diversi Paesi del mondo. 

Siamo spesso abituati a pensare al padre come a una figura distante; invece, queste immagini mostrano uomini fragili, emozionati e pronti a crescere i propri figli con grande amore. 

In alcune aree del mondo, infatti, non è nemmeno possibile ottenere un congedo di paternità riconosciuto. 

Un messaggio universale di tenerezza e responsabilità 

Per questo motivo, questi scatti diventano un potente messaggio universale di tenerezza e di assunzione di responsabilità. 

Conflitti e dolore: la guerra in Palestina

Un’altra mostra racconta la guerra tra Israele e Palestina, vista attraverso gli occhi dei civili palestinesi.  

Sono immagini crude, piene di dolore: l’urlo disperato di un bambino in cerca di cibo, le lacrime di una madre che stringe il corpo del figlio.  

Queste foto ti colpiscono come uno schiaffo e il dolore è davvero palpabile. 

Guardare per comprendere e cambiare 

Quando visiterete il festival, fermatevi a pensare. Non sono mostre allegre, ma necessarie. Guardare è il primo passo per comprendere e, forse, per cambiare.

Festival della fotografia etica

Dove fermarsi e cosa vedere a Lodi

Tra una mostra e l’altra, consiglio di fare una pausa nei bar o ristoranti del centro. 

Alcuni suggerimenti utili dove fermarsi: 

  • Ristorante Gaffurio 
  • La Petite Mondina 
  • Pizzeria Castello Lodi 
  • Bar Pasticceria Tabaccheria Masseroni 
  • Calicantus Lodi 
  • Lucky Bar 

Consigli pratici per la pausa pranzo 

Chi preferisce un pranzo veloce può optare per un panino da asporto. 

Io, negli ultimi anni, preferisco portarmi qualcosa da casa per avere più tempo da dedicare alle fotografie. 

In questo modo riesco a sfruttare al massimo ogni momento tra le diverse sale espositive della città. 

Cosa visitare in città oltre alle mostre 

Oltre al festival, in città vale davvero la pena visitare questi luoghi storici: 

  • Duomo di Lodi e Piazza della Vittoria 
  • Ponte sull’Adda 
  • Broletto di Lodi 
  • Tempio Civico dell’Incoronata 

Perché vale la pena visitarlo almeno una volta

Il Festival della Fotografia Etica non è solo un evento per appassionati: è un vero e proprio viaggio dentro l’umanità. 

Ogni immagine ti insegna a guardare con occhi nuovi, a provare empatia e a comprendere meglio il mondo. 

Ogni immagine ti impone delle domande e ti struggi per avere delle risposte. 

Un ponte di empatia oltre gli scatti 

Infine, ciò che resta non sono solo gli scatti, ma le riflessioni profonde che ti porti a casa.  

Vi invito a vedere questa mostra con i vostri occhi, a guardare con il cuore e a farvi delle domande.  

Perché la fotografia etica non mostra solo immagini, ma costruisce ponti di empatia. 

Conclusione – Una gita che fa bene allo sguardo e al cuore

La fotografia per me è vita, è la mia fedele compagna di viaggio. 

Con sole quattro ore di sonno addosso, ho trovato la forza di prendere il treno e di compiere questo mini viaggio con l’emozione di una bambina.  

Sono tornata da Lodi con la memoria piena di scatti, ma soprattutto con occhi nuovi per guardare la realtà.  

Un invito a rallentare e osservare  

Un’esperienza che consiglio di cuore a chiunque voglia rallentare, osservare e lasciarsi toccare dalle storie del mondo.

Se dopo una giornata tra emozioni e riflessioni hai voglia di un abbraccio di gusto, ti consiglio di provare la mia ricetta delle uova alla carrettiera — semplice, confortante e perfetta per chi ama i sapori autentici.