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Meknès: cosa vedere nella città imperiale più silenziosa del Marocco

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Passeggiare tra porte monumentali, medina e granai reali

Introduzione – Arrivare a Meknès senza aspettative

Meknès è la più piccola delle città imperiali, forse anche la meno turistica, ma conserva un fascino che rende la scoperta memorabile. Infatti, dopo aver visitato Chefchaouen, la mia tappa successiva è stata Meknès. In un assolato pomeriggio di settembre la macchina si è fermata davanti al Mausoleo di Moulay Ismaïl; quindi ho capito subito che mi sarei innamorata di questa città più autentica, più raccolta e più vera. In questo articolo viaggeremo insieme a Meknès e andremo a scoprire i luoghi iconici della più piccola delle capitali imperiali.

Cosa vedere a Meknès: mappa della giornata

  • Pomeriggio: Arrivo, Bab Mansour e Mausoleo di Moulay Ismaïl.
  • Tardo Pomeriggio: Piazza El Hedim e i vicoli della Medina tra artigiani e mercati.
  • Cultura: Museo della Musica Dar Jamaï.
  • Sera: Cena tipica nella Medina con la Rfissa.

H2 – Meknès: contesto geografico

Meknès si trova nella parte settentrionale del Marocco, adagiata su un altopiano tra le montagne del Medio Atlante e il Rif. Proprio per questa sua posizione strategica, la città gode di un terreno molto fertile; infatti, è circondata da distese di uliveti e vigneti che caratterizzano tutto il paesaggio circostante. Inoltre, la sua vicinanza a Fès (circa 60 km) la rende una tappa naturale all’interno del circuito delle città imperiali. Arrivando in città, ciò che colpisce è l’armonia cromatica: il verde intenso degli ulivi contrasta con la terra ocra delle mura millenarie. In sintesi, questo scenario aiuta a percepire il “contesto” agricolo e storico di Meknès prima ancora di varcarne le porte.


H2 – Meknès: come arrivare e dove parcheggiare

Per arrivare a Meknès le opzioni sono diverse, ma la più comune è sicuramente il treno. Infatti, la rete ferroviaria marocchina collega molto bene la città con le principali mete: calcolate circa un’ora da Fès, due ore da Rabat e tre ore da Casablanca. In aggiunta, la città dispone di due stazioni ferroviarie: Meknès Ville e Meknès Amir Abdelkader. Quindi, è importante controllare bene dove scendere in base alla posizione del vostro alloggio; in genere, Meknès Ville è la più comoda per raggiungere il centro in circa 10 minuti di taxi. Al contrario, se arrivate da nord come ho fatto io, il viaggio può essere gestito comodamente con un driver privato o con i grand taxi. Se invece decidete di noleggiare un’auto, l’autostrada A2 è l’opzione migliore perché collega Meknès direttamente a Fès e Rabat con un percorso veloce e ben curato.

H3 – Consigli per chi arriva in auto: i parcheggi

Dato che gran parte della medina è inaccessibile ai mezzi e attualmente interessata dai restauri, vi sconsiglio vivamente di guidare tra le strade della città vecchia. Piuttosto, vi suggerisco di lasciare l’auto in uno dei parcheggi custoditi subito fuori dalle mura (ricordate di portare qualche spicciolo per i custodi). I più comodi sono sicuramente quello vicino a Bab Khemis o il parcheggio Zine-Al-Abidine, che si trova a soli 5 minuti a piedi dal Mausoleo di Moulay Ismaïl. Io sono arrivata in macchina accompagnata da un driver; mentre ci avvicinavamo, le distese di uliveti hanno accompagnato il viaggio fino alla porta monumentale di Bab Mansour. È proprio qui, davanti alla maestosità delle sue mura che appaiono all’improvviso dopo chilometri di campagna, che inizia ufficialmente il mio itinerario.


H2 – Meknès, la città imperiale che non fa scena

Quando arriviamo in Marocco siamo abituati ad immaginare una città caotica oppure la medina infinita di Fès. Tuttavia, non ci aspettiamo di trovare una medina tranquilla, raccolta e soprattutto vera; ed è forse proprio questo che mi colpisce di più. Infatti, devo dire che ho trovato tanti pareri contrastanti su Meknès, perché c’è chi la consiglia e chi no, ma io ho deciso di valutarla con i miei occhi. Inoltre, nel confronto emotivo con Fès e Marrakech, si percepisce subito un ritmo più lento. Proprio per questo la città mi ha sorpresa: mi ha regalato una dimensione diversa rispetto a quella a cui ero abituata. In sintesi, è la meta ideale per chi cerca l’autenticità senza fronzoli.


H2 – Dentro la storia: il Mausoleo di Moulay Ismaïl

La mia prima tappa è stata il Mausoleo di Moulay Ismaïl. Infatti, fu proprio lui a scegliere Meknès come capitale nel 1672, con l’obiettivo di creare una “Versailles del Marocco” che rompesse con il passato di Fès. La facciata color miele imponente mi accoglie quasi con timore reverenziale, mentre i raggi del sole si infrangono contro la pietra. Proprio per questo, ho quasi timore ad entrare. Il mausoleo si divide in diversi cortili che, data la conformazione originaria, possono sembrare quelli di una madrasa, per poi arrivare a quello che è il dar, ovvero quell’ala della casa dove al centro si trova la fontana.

Attraversando il dar si accede al cuore del complesso. Tuttavia, è importante ricordare che questo luogo, iniziato nel 1703, non è solo una tomba ma il centro spirituale della città. Prima di entrare, è necessario togliersi le scarpe in segno di rispetto. Appena passata la soglia, si rimane meravigliati dalla ricchezza: qui si trovano anche i famosi orologi regalati dal Re Sole, Luigi XIV, a un sovrano che aveva costruito oltre 40 km di mura triple per proteggere il suo sogno.

Inoltre, la bellezza delle decorazioni lascia senza fiato, con marmi che salgono fino al soffitto e stucchi che decorano con grazia ogni angolo. Spicca poi il contrasto con i tappeti rossi sui quali si cammina. Alle spalle dell’ingresso si trova la tomba, in marmo bianco; infatti, l’importanza data a questo luogo è la rappresentazione stessa di quanto il sovrano sia ancora fondamentale per il popolo marocchino. Mi fermo ad ammirarlo, scattando qualche foto all’imponenza di tale ricchezza, dopodiché vado via per visitare altre zone di Meknès.

Dettaglio architettura e marmi interno Mausoleo Moulay Ismaïl Meknès

H2 – Il piano B: il Museo Dar Jamaï (Museo della Musica)

Il secondo posto che visito è il museo della musica, dove pago 30 dirham a persona. Sinceramente, non mi aspettavo un museo così bello. È un viaggio tra gli strumenti musicali delle popolazioni marocchine e gli stili delle varie regioni. In aggiunta, il museo è interattivo: ciò significa che, se volete approfondire o sentire la musica, basta sollevare un pannello e verrete proiettati fra le melodie marocchine. Il museo si sviluppa su due piani. Mentre al piano terra vi è la parte storica e musicale, al piano superiore si trova una collezione di strumenti antichi. Attraverso questo viaggio, mi sono avvicinata alla musica Gnawa e berbera, che avrei sentito nel giro di qualche giorno dal vivo. Quindi, consiglio questo museo perché è ben fatto ed è uno spaccato di cultura che non va perso.


H2 – Camminare nella medina senza una meta

Dopo la visita al museo, mi concentro sulla scoperta della medina di Meknès. A differenza delle altre capitali imperiali, questa medina è la più antica e, nonostante le ristrutturazioni, appare molto autentica. Infatti, non ho trovato souk turistici, ma botteghe artigiane intente a lavorare.

H3 – Profumi e gesti antichi: dal pane ai “capelli d’angelo”

È stato bellissimo vedere il forno che cuoceva il pane, con il profumo del khobz che invadeva i vicoli, oppure un altro forno dove il pane veniva cotto con tante piccole fiammelle. Allo stesso modo, è stato affascinante vedere il barbiere o l’artigiano che produceva i “capelli d’angelo”, la tipologia di pasta che troviamo in molti piatti marocchini. In sintesi, è stato un viaggio nella cultura dove le persone sono gentili e ospitali.

H3 – L’incontro con la bambina e Bab el-Khemis

Un ricordo tenero è quello di una bambina incontrata per strada che mi ha salutato in inglese; quando ho ricambiato, il suo sorriso ha illuminato il suo volto. Potete solo immaginare la luce nel suo sguardo: un raggio di sole in un vicolo oscuro. La medina è un intreccio di quartieri e vita locale, tra botteghe del rame e falegnami. Dato che non c’è niente di turistico, questo spaccato di vita vera è ciò che l’ha resa speciale ai miei occhi. Infine, un altro luogo da non perdere è la porta di Bab el-Khemis. Anche se oggi è sede di uffici, merita di essere osservata: storicamente era la “Porta del Giovedì”, l’ingresso trionfale al quartiere voluto dal sultano per i suoi soldati.


H2 – Bab Mansour e Place El Hedim: il cuore che batte comunque

Camminando per le strade di Meknès ci si imbatte nella gigantesca porta di Bab Mansour. È decisamente imponente e rappresenta una delle maggiori attrazioni della città; tuttavia, oggi al suo interno si trovano le attività comunali. Ho provato a cercare e ad affacciarmi per capire se si potesse vedere qualcosa, ma ho trovato solo uffici. Alle sue spalle, invece, vi è Place El Hedim, una gigantesca piazza che porta proprio davanti al museo della musica. La piazza è veramente grande e animata da diversi localini, forse un po’ turistici, ma la cosa più bella da vedere a mio parere resta il mercato coperto.

H3 – Il mercato coperto: un’immersione nell’autenticità

Girovagando per la piazza mi sono voltata e ho visto l’ingresso al mercato; quindi, non ho saputo resistere e sono entrata. Il mercato è molto autentico: infatti, vi si trovano macellerie, banchi di frutta e verdura, spezie e pasticcerie che mi invogliavano a comprare tutto. Inoltre, la cosa più interessante da vedere sono sicuramente le persone. È quasi ipnotizzante osservare la velocità con cui preparano le sottilissime sfoglie utilizzate per la pastilla. La visita non vi richiederà molto tempo, a meno che non vogliate fare shopping, ma secondo me è qualcosa di unico che vale la pena vedere per respirare la vita che scorre oltre i cantieri.


H2 – I luoghi che avrei voluto vedere (ma erano chiusi)

Come abbiamo detto all’inizio, Meknès è una città in eterna ristrutturazione. Infatti, da quanto mi è stato riferito, sono ormai dieci anni che vanno avanti questi interventi. Quando pianificavo il mio viaggio, tra i miei luoghi del cuore da visitare c’erano sicuramente i granai reali di Heri es-Souani.

H3 – La scala enorme dei Granai Reali e delle Scuderie

Ero prontissima a scoprirli, tuttavia il mio driver mi ha avvisato che sono chiusi per restauro. È un vero peccato, perché questo complesso merita tanto: infatti, si tratta di una struttura colossale che un tempo poteva sfamare l’intera città per vent’anni e ospitare oltre 12.000 cavalli nelle scuderie adiacenti. Inoltre, l’ingegneria di queste mura spesse quattro metri era studiata appositamente per mantenere il grano fresco per decenni. Purtroppo, i lunghissimi lavori stanno minando in modo significativo il turismo; difatti, non è difficile vedere molti souk chiusi.

H3 – La Madrasa Bou Inania e la speranza del restauro

Allo stesso modo, anche la Madrasa Bou Inania è in restauro e, di conseguenza, neanche questo luogo è entrato nel mio itinerario. Sicuramente è spiazzante visitare una città e trovare i principali monumenti sbarrati. Nonostante ciò, le imponenti opere faranno tornare Meknès allo splendore di un tempo; nel mentre, possiamo solo godercela tra un luogo aperto e un intervento di restauro.


H2 – Meknès dietro le quinte: il fascino dell’attesa

Vedere Meknès oggi significa vederla “dietro le quinte”, tra cantieri e porte sbarrate. Tuttavia, camminare tra questi spazi vuoti regala una sensazione particolare. Infatti, si ha l’impressione di osservare la città mentre si prepara segretamente a tornare grande. Inoltre, il rumore in sottofondo dei martelli e il suono delle pietre che cadono fanno parte del gioco; quasi come se la città stesse respirando faticosamente per rimettersi a nuovo.

H3 – Tra mura ocra e teli di cantiere

Proprio per questo, il contrasto visivo è fortissimo: da un lato le imponenti mura ocra secolari, dall’altro i teli verdi e le impalcature dei restauri. Quindi, nonostante la delusione per ciò che è chiuso, resta il fascino di un luogo che non ha fretta e che si lascia scoprire nella sua quotidianità più nuda. In sintesi, Meknès non è una città in vetrina, ma un cantiere a cielo aperto che custodisce una promessa di bellezza futura.


H2 – Cosa si mangia a Meknès: sapori tra tetti e cicogne

Se oramai avete imparato a conoscermi, sapete benissimo che quando viaggio vado alla ricerca dell’autenticità. Inizialmente, avevo puntato un altro locale per la mia cena a Meknès, ma le recensioni e il fatto di esserci passata davanti non mi avevano convinta. Così, ho deciso di andare in un ristorante più addentrato nella medina ed è stata una scoperta fantastica. L’impressione è quella di entrare in una casa tipica, dove si viene accolti con estrema gentilezza e si viene fatti accomodare al tavolo.

Nonostante facesse un freddo pazzesco, ho voluto cenare in terrazza per ammirare il tramonto. Se deciderete di seguire il mio consiglio, portate sempre un golfino con voi! La vista sul minareto è poetica, con il cielo che si tinge di sfumature blu, e le silhouette delle cicogne rendono tutto magnifico. Proprio per questo, nonostante il freddo, ho deciso di rimanere all’aperto.

Per iniziare, ho scelto le insalate marocchine: lo Zaalouk (caviale di melanzane) e un’insalata di carote. La affumicatura delle melanzane è qualcosa di fenomenale; infatti, senti proprio l’odore del fuoco e della cenere mischiato alle spezie, un contrasto che ti spinge a prendere subito un altro boccone. Invece, le carote sono più fresche e spezzano questo gusto robusto.

Il piatto del cuore: la Rfissa

Come piatto principale ho finalmente provato la Rfissa. Dato che si tratta di un piatto sostanzioso e nutriente, viene tradizionalmente offerto alle donne che hanno appena partorito. Infatti, l’obiettivo della mia cena era proprio assaggiare questa specialità composta da strisce di msemmen (pane sfogliato) condite con lenticchie, fieno greco, cipolle e un brodo saporito, il tutto servito con pollo, olive e uvetta.

Secondo me, è un piatto perfettamente bilanciato a livello di sapori che rappresenta la cultura di un popolo e merita assolutamente di essere provato. Infine, nonostante la porzione abbondante, c’è sempre spazio per un dolcetto. Ho assaggiato la Filaliya, un dolce tipico della zona di Meknès dalla consistenza gelatinosa, a base di arance e mandorle. Certamente un dolce particolare che va provato per chiudere la cena in bellezza.


H2 – Dormire a Meknès: l’esperienza in un Riad

A Meknès ho dormito in un Riad situato subito fuori dalla Medina storica: il Riad Yacout. Veniamo accolti immediatamente con la tipica ospitalità marocchina e l’accoglienza è stata subito ottima. Infatti, il Riad Yacout si è rivelato un’eccellente scelta per soggiornare in città, offrendo un’atmosfera autentica e rilassata.

H3 – Riad Yacout: stile tradizionale e dettagli preziosi

Il Riad è arredato nel classico stile tradizionale marocchino: il legno dei mobili è massiccio e prezioso, mentre i toni caldi del marrone rendono l’ambiente molto accogliente. Inoltre, la stanza è veramente grande e il letto comodo, il che permette un ottimo riposo dopo una giornata passata a camminare tra i cantieri.

H3 – Una colazione tra Marocco e Occidente

La colazione è ricca e abbondante, unendo perfettamente le tradizioni marocchine con piatti più internazionali. In aggiunta, la struttura offre anche un ristorante che però non ho provato. In sintesi, scegliere un Riad rispetto a un hotel classico cambia completamente l’esperienza del viaggio, perché permette di sentirsi parte del tessuto storico della città anche durante il riposo.


H2 – Consigli pratici per visitare Meknès

Sicuramente è buona cosa controllare ciò che è aperto a Meknès prima di organizzare la visita; altrimenti, si rischia di rimanere delusi dai molti restauri in corso. Per quanto riguarda la mia esperienza, ho dedicato alla città un pomeriggio e ho poi approfittato per fare un ultimo giro la mattina prima di partire. Infatti, questo è il tempo necessario per vedere le attrazioni principali e fondamentali. Diversamente, se volete fare un giro più approfondito, consiglio di dedicare a Meknès almeno un giorno intero.

La medina e le attrazioni principali di cui vi ho parlato in questo articolo sono facilmente visitabili a piedi. Tuttavia, se ci si vuole addentrare verso i granai o fino al quartiere ebraico, allora bisogna camminare un po’ di più oppure prendere i taxi locali. Inoltre, consiglio di visitare la città in primavera o in autunno per godere del clima mite.


H2 – Meknès vale la pena anche così?

La domanda è importante e merita una risposta sincera: vale la pena andare nonostante i cantieri? Come abbiamo visto, esistono pareri molto discordanti; c’è chi la consiglia e chi, al contrario, dice di evitarla. Secondo me, vale assolutamente la pena visitarla anche con i restauri attivi.

H3 – Per chi è la meta ideale (e per chi no)

Questo perché Meknès rappresenta una capitale imperiale ancora autentica e merita la visita soprattutto per la sua verità, non ancora intaccata dal turismo di massa. In sintesi, è la meta perfetta per chi cerca il volto reale del Marocco. Al contrario, potrebbe deludere chi cerca monumenti perfetti da fotografare per Instagram; quindi, il mio consiglio è di armarvi di pazienza e curiosità per scoprire quello che si nasconde dietro i teli del cantiere.

H3 – Il Mellah: un simbolo di convivenza

Inoltre, non dimenticate di fare un salto nel quartiere ebraico, il Mellah. Questa zona è fondamentale per capire la storia della città: infatti, Meknès vanta una storia di convivenza religiosa molto antica che si riflette chiaramente nell’architettura e nell’anima del quartiere. Camminare tra queste strade significa vedere un altro tassello di quella “verità” che rende la città un diamante grezzo.


H2 – Conclusione: le città non sono sempre in vetrina

A volte mi trovo a sorridere quando leggo le recensioni su Meknès: c’è chi la ama e chi la odia, ma io penso che il giudizio debba essere fatto sempre con i propri occhi. Sapevo cosa aspettarmi, tuttavia ammetto che speravo di trovare più luoghi aperti. Sono rimasta delusa? La risposta è no. Al contrario, mi sono immersa in una città autentica, lontana dal turismo di massa. Per me Meknès rappresenta un diamante grezzo che merita solo di essere ripulito. Inoltre, se avete tempo di esplorare i dintorni, ricordate che a pochi chilometri da Meknès si trovano le rovine romane di Volubilis, di cui ti parlo in questo articolo dedicato.

In sintesi, andate a Meknès e giudicatela con i vostri occhi. Amatela per quello che è e tendete la mano a una città che sta cercando di rinascere. Perché, alla fine, le città che non urlano per stare in vetrina sono quelle che ti restano dentro più a lungo.