IN CANTINA,  Visite in cantina

Cantina Bosca a Canelli: visita alle Cattedrali Sotterranee UNESCO e degustazione

Il Contesto Territoriale: Nel Cuore della Core Zone UNESCO 

Viaggio a Canelli: che zona vinicola è? 

Era da molto tempo che volevo andare nell’Alta Langa e visitare le celebri cattedrali sotterranee. La cantina Bosca ha soddisfatto perfettamente queste due mie voglie, unendo la passione per il vino alla scoperta del territorio. 

Ci troviamo precisamente nel Monferrato astigiano, dove le colline ricche di vigneti incontrano la grande storia e i pilastri della letteratura italiana. È così che, in una domenica di fine maggio, ho deciso di partire per poter apprendere di più su questa splendida terra e sulle loro favolose bollicine

In questo territorio siamo all’interno del patrimonio dell’Umanità UNESCO, grazie a un paesaggio vitivinicolo unico al mondo e alle sue maestose cattedrali sotterranee. Proprio in questo articolo vi accompagnerò passo dopo passo attraverso l’emozionante visita guidata della cantina. 

La Cantina Bosca: Oltre due secoli di audacia 

Stile produttivo, filosofia e… un pizzico di storia 

La storia della cantina Bosca inizia nel 1831 con Pietro Bosca. È la storia di una famiglia che ha portato lo spumante italiano nel mondo. Questa famiglia è in piedi da generazioni su generazioni, essendo stata capace di far conoscere a tutti le bollicine italiane

La sua importanza storica risiede soprattutto nell’aver ideato un modello di esportazione che tutt’oggi è ancora in corso. La loro filosofia aziendale si basa sul mantenimento delle tradizioni piemontesi che sposano costantemente l’innovazione e l’inclusività. Bosca infatti non fa solo vino, ma crea esperienze accessibili per far avvicinare tutti al mondo delle bollicine senza snobismi. 

Lo stile produttivo si concentra soprattutto sulle bollicine, con un focus sul Metodo Classico e sul Metodo Martinotti. La produzione si muove sempre con un occhio attento alla valorizzazione del territorio e alla sperimentazione più moderna. 

Negli ultimi anni, la cantina si è cimentata anche nella produzione di vini low alcohol e di bevande analcoliche. Questa scelta serve proprio per includere anche la categoria di consumatori che non assume alcol, posizionando la linea su un secondo grande punto di forza. I loro vigneti sono in Piemonte, in tutta l’area delle Langhe, dove coltivano sia vitigni internazionali sia vitigni autoctoni come il Moscato e l’Arneis

La Visita: Luci, Ombre e Cattedrali Sotterranee 

Cosa ho visto davvero (L’esperienza sul campo) 

Prenoto la visita in cantina per le 10 del mattino, poiché preferisco degustare sempre presto avendo le papille gustative decisamente più ricettive. Arrivo un pochino in anticipo e attendo davanti alla porta il momento dell’accoglienza, notando subito come la cantina si riveli moderna. 

All’ingresso una serie di grafiche richiama la storia aziendale, ma colpiscono soprattutto tantissime bottiglie che creano un suggestivo fiume verde. Scoprirò poi che sono le bottiglie recuperate dall’alluvione del 1994, oggi trasformate in installazione artistica. 

Appena inizia la visita veniamo portati giù nei sotterranei dove ci viene raccontata la storia, per un’esperienza tradizionale ma profondamente immersiva. Camminiamo a fianco delle cattedrali sotterranee con una musica imponente e suggestiva, che rende l’atmosfera davvero emozionante. 

Qui vengono conservati i loro vini, ma l’impatto vero è dato da ciò che queste storiche strutture rappresentano. I soffitti alti assomigliano a imponenti cattedrali nate per custodire il vino, e trovarsi lì fa capire quanto la mano dell’uomo sia fondamentale. 

Il percorso multimediale e l’arte del remuage manuale

La visita si struttura in determinati pit stop dove vengono proiettati dei video multimediali direttamente sui muri storici della cantina. Il primo video parla del territorio e dei vitigni coltivati, mostrando con precisione geografica dove essi sono situati. 

Cantina Bosca Cattedrali sotterranee

Poi si passa alla storia e, nel momento in cui si arriva alle pupitre, viene spiegato il processo del metodo classico. È incredibile la lunga storia di Bosca, ma soprattutto non pensavo avessero ancora un unico uomo incaricato di girare manualmente le bottiglie. 

Si passa quindi dallo stock di affinamento alle bottiglie che riposano sui lieviti, immersi in un percorso davvero affascinante. Durante la visita noto le installazioni nate con le bottiglie dell’alluvione del 1994, merci non più destinate alla vendita. 

In questo caso una tragedia economica è diventata arte gratuita, ricordando un momento difficile in cui la comunità si è aiutata per risollevarsi. In passato il livello della cattedrale sotterranea arrivava al meno due, mentre oggi viene utilizzato soltanto il livello meno uno. 

Attraverso una botola è possibile intravedere i vecchi spazi, un dettaglio che rende la discesa alle cattedrali ancora più entusiasmante. Sicuramente è una visita in cantina che può attrarre e avvicinare tutte le persone che hanno poca dimestichezza con il vino. 

Personalmente trovo un po’ difficile trovare approfondimenti tecnici attraverso i video, elementi che magari un grande appassionato di vino si aspetta. Tuttavia la visita l’ho trovata estremamente interessante, soprattutto per un pubblico più giovane che si sta avvicinando adesso a questo mondo. 

La Degustazione: Le Bollicine nel Calice 

La degustazione da Cantina Bosca si sviluppa come un vero puzzle attraverso l’analisi comparativa del Metodo Martinotti e del prestigioso Metodo Classico

Piemonte DOC Chardonnay (Extra Dry Blanc de Blancs) 

Il primo spumante degustato è il Piemonte DOC Chardonnay, un vino spumante Extra Dry e Blanc de Blancs da uve 100% Chardonnay. Visivamente si presenta con un colore giallo paglierino dai riflessi dorati. 

Essendo un Extra Dry si percepisce subito in bocca la dolcezza del residuo zuccherino. Mantiene comunque un buon equilibrio di note fresche e fruttate di mela, pesca, ananas e banana. 

Piemonte DOC Pinot Nero Rosé (Extra Dry) 

Il secondo vino degustato è il Piemonte DOC Pinot Nero Rosé, spumante a base 100% Pinot Nero. Mostra un colore rosa tenue con una spuma persistente e fine. 

Al naso predominano nettamente le note di spina, melograno, fragoline di bosco e sentori floreali. Il sorso svela un sottofondo minerale e una bollicina abbastanza fine. 

Anche in questo caso il dosaggio Extra Dry si fa sentire con una dolcezza persistente. Questa dolcezza zuccherina riesce a smussare l’acidità complessiva in entrambi i primi due calici degustati. 

Mille Giorni (Metodo Classico Brut) 

Il terzo vino in assaggio è il Mille Giorni, uno Spumante di Qualità Metodo Classico Brut composto per l’83% da Pinot Nero e il 17% da Chardonnay. Il colore è un giallo paglierino intenso dai riflessi dorati. 

Al naso si alternano note di frutta fresca, pesca bianca, fiori di acacia e sentori terziari di frutta secca. Questi aromi complessi rivelano subito la vera identità e la struttura del Metodo Classico. 

Essendo un Brut, il vino risulta decisamente più secco al palato e l’acidità si percepisce con maggiore verticalità. Proprio per questo motivo è risultato, per le mie preferenze, il calice più piacevole della batteria iniziale. 

Il fuori programma: Alta Langa DOCG 

Trovandomi nel cuore di questo distretto spumantistico, ho voluto concedermi anche un calice extra di Alta Langa DOCG. Composto pariteticamente al 50% di Pinot Nero e 50% di Chardonnay, si presenta giallo con riflessi dorati e un perlage fine e persistente. 

Al naso esprime sentori floreali di sambuco, acacia, camomilla, miele e la tipica crosta di pane. In bocca è secco, caldo, dotato di una bellissima complessità e di una vibrante acidità che rinfresca un finale lungo. 

L’Alta Langa è in assoluto il vino che ho preferito durante l’intera degustazione in cantina. Mi ha conquistato per la sua struttura e per l’equilibrio perfetto tra le note floreali, il frutto e l’evoluzione dei sentori terziari. 

Le Conclusioni

Vale la visita? Per chi? 

La cantina Bosca punta moltissimo sulla sensorialità del vino e sullo stupore visivo del luogo. Essendo un gruppo solido e presente in ogni parte del mondo, riesce nell’impresa di comunicare efficacemente sia ai neofiti, sia ai consumatori stranieri che visitano il Monferrato

La visita non è mai noiosa ma segue picchi emozionali studiati, alternando momenti alti e bassi che rendono l’intera esperienza estremamente gradevole. Tuttavia, un grande appassionato di vino potrebbe rimanere con un pizzico di amaro in bocca, specialmente quando si richiedono delucidazioni tecniche maggiori. 

A volte, come è successo a me durante il tour, il personale di accoglienza non è riuscito a spiegare le differenze profonde o a dare risposte dettagliate. Il consiglio costruttivo che mi sento di dare a Bosca è proprio quello di far parlare di più il vino e la materia prima. 

D’altronde, se l’emozione iniziale è data dalle cattedrali sotterranee e dalle luci che ne accentuano la maestosa bellezza, l’emozione più grande resta nel calice. Mi piacerebbe che in futuro non solo i video multimediali, ma anche le persone sul campo riuscissero a trasmettere la poesia e l’anima di queste storiche bollicine. 

Vale la pena? Assolutamente sì. Non è la classica visita tecnica e noiosa per soli esperti, ma un vero e proprio viaggio emozionale

Per chi è perfetta la visita da Cantina Bosca: 

  • I Wine Lovers “Esperienziali”: Chi cerca il fattore WOW, la spettacolarizzazione e le location fortemente instagrammabili. 
  • I Neofiti del Vino: L’approccio multimediale e i video proiettati rendono la complessa storia del vino fruibile e affascinante per chiunque. 
  • Gli appassionati di Storia e Architettura: Le maestose cattedrali sotterranee valgono da sole l’intero prezzo del biglietto del viaggio. 

Per chi NON è (forse): 

  • I puristi tecnici: Tutti quei degustatori che cercano esclusivamente dati agronomici duri, escludendo l’intrattenimento, lo spettacolo e l’emozione dalla cultura del vino. 

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *