Negroamaro Salice Salentino Cantele: la mia degustazione
Introduzione – Perché ho scelto questo vino
Il profumo del Sud, la frutta matura succosa e l’eleganza: questo è il Negroamaro di Cantele. Ho acquistato questo vino con l’intento di abbinarlo in modo diverso a un piatto tipico del Nord, ovvero i pizzoccheri.
Ed è così che un giorno, mentre ero in enoteca, ho chiesto consiglio per questa mia sfida. La scelta è ricaduta su questo Negroamaro; la sua bottiglia elegante mi ha subito conquistata. Appena aperta, l’idea è stata proprio quella di una calda giornata estiva.
In questo articolo vi porto con me a scoprire questo vino. Scopriremo insieme che sperimentare con il cibo e il vino è divertente e istruttivo. Siete pronti a viaggiare dal Salento alla Valtellina?
Il Negroamaro: vitigno autoctono pugliese dal carattere deciso
Il termine Negroamaro deriva probabilmente dall’unione dei nomi niger in latino e maru in greco; entrambi significano nero. Questo nome rappresenta il colore scurissimo dei suoi acini e del vino che se ne ricava.
Le prime testimonianze scritte che menzionano esplicitamente il Negroamaro risalgono alla fine del XVIII secolo (intorno al 1700), tuttavia le sue radici sono molto più antiche e si intrecciano con la viticoltura pugliese. Si ritiene infatti che i primi vitigni siano stati portati da coloni greci intorno all’VIII secolo a.C., durante la colonizzazione della Magna Grecia.
Negroamaro: origine del vitigno e caratteristiche principali
Sebbene oggi sia un vitigno autoctono che ha avuto la sua riscoperta, in passato era considerato un’uva da taglio. Dato il suo colore e la sua struttura, per secoli è stato esportato in Francia e nel Nord Italia per dare vigore ai vini più deboli.
Il Negroamaro è un vitigno che ama il caldo e la siccità del Salento. Infatti, la buccia spessa e la pruina lo proteggono dai raggi solari, mentre le radici profonde cercano nutrimento nel suolo calcareo (un aspetto fondamentale che garantisce freschezza al vino). Il grappolo è mediamente grande e compatto, mentre la foglia è ampia e pentalobata. Questa compattezza lo rende però sensibile all’umidità, poiché impedisce il ricircolo dell’aria tra gli acini.
Abbiamo detto che è molto resistente al calore, ma l’umidità è il suo punto debole: è sensibile a malattie fungine come l’oidio e la botrite se il clima diventa troppo piovoso.
La tecnica di viticoltura tipica di questa zona è l’allevamento della vite ad alberello pugliese, frutto di tradizioni antiche tramandate fino a oggi. Il Negroamaro si distingue nel bicchiere per il suo colore rosso rubino profondo e i riflessi violacei da giovane. Al palato esprime una struttura potente con tannini decisi che lasciano un tipico finale ammandorlato. Con il tempo, i tannini si levigano regalando note eleganti di tabacco, cuoio e spezie.
Salice Salentino DOC: territorio, disciplinare e identità del vino
Il Salice Salentino DOC rappresenta un’area precisa situata nel cuore del Salento, tra le province di Lecce e Brindisi. Questa terra pianeggiante circondata da due mari, Mar Ionio e Mar Adriatico, modella il vino Cantele che andremo a degustare.
Il suolo è prevalentemente calcareo-argilloso, capace di regalare al vino una sottile mineralità e una struttura elegante. Il clima è caratterizzato da estati torride e secche, che beneficiano dell’escursione termica grazie alle brezze marine notturne che rinfrescano i grappoli. Proprio questa escursione termica consente di avere profumi intensi di prugna e spezie.
Il disciplinare Salice Salentino DOC prevede l’uso del Negroamaro per almeno l’80%. Il restante 20% è solitamente affidato alla Malvasia Nera di Lecce o di Brindisi. L’area di produzione è limitata ai comuni di Salice Salentino, Veglie, Guagnano, Campi Salentina (Lecce) e San Pancrazio Salentino, Squinzano e San Donaci (Brindisi).
La produzione massima di uva è fissata a 12 tonnellate per ettaro. Questo limite garantisce una concentrazione zuccherina e aromatica ottimale per i vini di struttura, garantendo un’alta qualità del vino. Per la versione rosso, la gradazione minima naturale deve essere di 11,5% di alcol in volume. Molte tipologie di vino possono arrivare anche al 13% di alcol in volume.
Per quanto riguarda l’affinamento, se il vino riguarda la versione Riserva come nel nostro caso, il disciplinare impone un invecchiamento minimo di 24 mesi. Di questi, almeno sei mesi devono essere passati in legno.
In questo viaggio, abbiamo detto che il restante 20% è rappresentato dalla Malvasia Nera. Non è un semplice riempitivo del vino. Tecnicamente serve a bilanciare l’abbondanza di tannini e la tendenza ammandorlata nel carattere del Negroamaro. Inoltre, apporta polifenoli che stabilizzano il colore e arricchiscono il profilo aromatico con note di piccoli frutti rossi.
Cantina Cantele: eleganza e tradizione nel cuore del Salento
Questa è la storia d’amore tra Giovanni Cantele e il Salento. Il racconto non inizia in Puglia, ma con Giovanni che, nel secondo dopoguerra, si innamorò follemente di questa terra. Il Salento rappresentò per lui una vera scelta di vita.
Qui il Negroamaro non è soltanto un vino di forza. Grazie al lavoro in vigna e in cantina, può diventare un vero campione di eleganza. Per Cantele, la bottiglia è il mezzo per trasportare il consumatore direttamente tra i filari.
Non cercano la potenza fine a se stessa. Sono orientati verso la ricerca costante dell’equilibrio, seguendo una filosofia di pazienza e rispetto per la natura. Il loro lavoro si fonde armoniosamente con il paesaggio circostante.
Difendono l’identità del territorio mantenendo vive tradizioni antiche come l’alberello pugliese. Allo stesso tempo, applicano con rigore una precisione scientifica moderna. I loro vini si definiscono eleganti e, di fatto, lo sono pienamente.
I rossi di Cantele sono famosi per essere strutturati ma incredibilmente piacevoli. Non risultano mai pesanti, grazie a una buona morbidezza e una rotondità avvolgente. Un’acidità vibrante rinfresca la bocca a ogni sorso.
Scheda tecnica Negroamaro Salice Salentino Cantele

- Classificazione: Salice Salentino DOP
- Vitigni: Negroamaro
- Sistema di allevamento: Spalliera potata a cordone speronato
- Epoca di vendemmia: Seconda metà di settembre
- Vinificazione: Dopo la pigiatura, il mosto rimane in macerazione con le bucce per almeno 8 giorni. La fermentazione avviene in acciaio a temperature controllate (22-26°C), con pratiche di delestage giornalieri per estrarre colore e tannini nobili.
- Affinamento: Una volta terminata la fermentazione malolattica, il vino matura in barriques di legno francese (nuove, di secondo e terzo passaggio).
- Potenziale di invecchiamento: Questo Negroamaro evolve magnificamente in bottiglia, offrendo grandi sorprese anche dopo 10 anni.
- Temperatura di servizio: 18°C 🌡️
Degustazione Negroamaro Cantele: le mie note sensoriali
Vista
Negroamaro Salice Salentino dal colore rosso rubino intenso tendente al porpora. Al naso si presenta mediamente intenso ed è poco denso; non presenta particolari difetti.
Olfatto
Sento una prugna succosa, una ciliegia di tipo durone e un gelso, quindi tanti frutti rossi. Avverto un qualcosa di vegetale, forse il bosco, e un sentore in lontananza di geranio. Arriva una nota sapida, sembra quasi un po’ iodata. Sento anche un po’ di cannella, un eucalipto, un po’ di melograno e un po’ di pepe nero. Sento infine un’arancia sanguinella e la scorza dell’arancia stessa. Dopo un po’ è venuto fuori anche il cuoio.
Gusto
In bocca è caldo, ha una buonissima rotondità ed è morbido e secco. La freschezza c’è e il tannino è vellutato: è quasi come se fosse una carezza data ad un bambino. È leggermente sapido e mediamente persistente.
Abbinamenti Negroamaro: dalla cucina pugliese ai pizzoccheri
Il primo pensiero di abbinamento col Negroamaro non può non andare ai piatti tipici pugliesi. Pensiamo alle orecchiette con il sugo di carne: il sugo abbraccia il corpo del vino. Il retrogusto di carne lascia una piacevole sensazione in bocca, in un equilibrio perfetto.
Per i secondi piatti, mi vengono in mente la braciola o le bombette pugliesi. Entrambe sono ripiene; il sapore e la consistenza del ripieno sono ottimi compagni per questo vino. Anche in questo caso, il sugo e il tannino creano quel legame dove uno non può fare a meno dell’altro.
Si potrebbe anche abbinare il Negroamaro di Cantele con dei formaggi. Sceglierei tipologie stagionate per sorreggere le note di cuoio e spezie, come il Canestrato pugliese.
L’abbinamento del cuore: i Pizzoccheri
Come dicevo, ho scelto questo vino per un abbinamento un po’ insolito. Ho pensato di accompagnarlo ai pizzoccheri, piatto tipico della Valtellina. Sono composti da pasta di grano saraceno, patate, verze, formaggio e burro.
Il formaggio è la caratteristica fondamentale per la scelta del vino. Essendo grassi, i formaggi utilizzati necessitano di struttura. Il Negroamaro di Cantele è riuscito perfettamente a sostenerli con la sua struttura e il suo tannino elegante.
L’acidità del vino ha ripulito il palato, garantendo la voglia di procedere con un altro boccone. Il finale in bocca è un’esplosione di spezie e balsamicità. Questo abbinamento richiama sia le giornate di sole salentine che i maestosi paesaggi alpini.
Conclusione: un vino rosso pugliese da condividere
La pienezza del Negroamaro di Cantele è stata l’essenza perfetta di questo pranzo. Struttura, corpo ed eleganza si fondono insieme per dare un risultato di altissimo livello.
Questo abbinamento mi ha portato in una calda giornata estiva con vista sulle montagne. Allo stesso tempo, il naso mi ha riportato alla memoria il mio mare, da cui sono lontana oramai da troppi anni.
È un vino che definirei da condivisione, perfetto per quei momenti in cui il cibo e il calice diventano un ponte tra i ricordi e il presente. Il viaggio alla scoperta di nuovi vini e di nuovi abbinamenti continua!
Se vi ho incuriosito, continuate a seguirmi su questo blog e su Instagram. E voi, con cosa abbinereste la struttura vellutata di questo Negroamaro? Scrivetemelo nei commenti!
