Pallotte Cacio e Ova Abruzzesi: Ricetta Tradizionale e Segreti per Farle Morbide
Un piatto povero diventato simbolo dell’Abruzzo
Esistono dei piatti che sono profondamente identitari nella cucina italiana, ma che lo sono soprattutto nelle loro regioni di appartenenza. Uno di questi piatti speciali sono senza dubbio le pallotte cacio e ova.
Basta entrare in un qualsiasi ristorante abruzzese o in una casa per poterle trovare subito sulla tavola. Costituite da pochissimi ingredienti come uova, cacio e pane, queste materie prime si trasformano insieme in un piatto identitario capace di rappresentare un’intera regione.
Questa ricetta la conoscevo già teoricamente e avevo persino provato a farla a casa mia. Tuttavia, durante il mio ultimo viaggio in Abruzzo, non ho resistito e ho voluto provare questo piatto così caratteristico sia nella sua versione più tradizionale che in una variante più gourmet.
In questo articolo vi porterò alla scoperta della ricetta delle pallotte cacio e ova. Vedremo insieme come da pochissimi ingredienti semplicissimi si possa creare un piatto incredibilmente ricco e nutriente.
Pallotte cacio e ova: cosa sono e come nascono
Le pallotte cacio e ova sono un piatto tipico abruzzese, soprattutto nella zona del chietino, e consistono in delle polpette preparate con formaggiol ovvero il cacio, le uova e il pane raffermo.
È incredibile come la lavorazione del pane e delle uova insieme riesca a creare un piatto così gustoso.
Il tutto viene prima fritto e poi condito con una salsa al pomodoro.
Vai alla ricettaLa storia delle pallotte cacio e ova
Dalla cucina povera a un piatto ricco di sapore
Le pallotte cacio e ova nascono principalmente come piatto della cucina povera: difatti è composto solo da pochissimi ingredienti, ovvero cacio o formaggio, uova e pane.
Questi tre ingredienti messi insieme riescono a dare un piatto di sostanza e nutriente, utile a sfamare una famiglia che non poteva permettersi piatti più sostanziosi.
Il piatto si definisce della cucina povera perché nel passato le uova non mancavano quasi mai perché facilmente disponibili, quindi ogni famiglia poteva averne, a differenza della carne che era abitualmente considerata un cibo di lusso.
E così il pane: anche quello era sempre presente e soprattutto non veniva mai buttato se era raffermo. Costituiva l’elemento principale, e l’unione tra il carboidrato del pane e le proteine dell’uovo e del formaggio costituiva un piatto completo con tutti i principali nutrienti.
Il legame con la cultura contadina e pastorale
In questo piatto il legame con la pastorizia e la transumanza acquista un ruolo specifico: difatti le popolazioni montane abruzzesi, impegnate nella pastorizia e nella transumanza, avevano grandissime quantità di cacio, che è l’ingrediente principe del piatto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale si racconta che le donne nascondevano sotto le travi del letto formaggio, uova e pane per evitare che venissero razziati dai soldati tedeschi.
Una ricetta tramandata nel tempo
Come dicevo, non esiste una documentazione scritta e tramandata nel tempo, ma la sua ricetta viene tramandata negli anni attraverso i racconti e le tradizioni.
Quindi non si avrà un’unica ricetta, ma ogni famiglia custodisce i propri segreti e la propria ricetta. È così che l’Accademia Italiana della Cucina ha registrato la ricetta per preservarne quella che è l’autenticità, ma girovagando per l’Abruzzo ne troverete tantissime versioni.
La ricetta viene tramandata oralmente di generazione in generazione: ogni borgo e ogni casa ha i suoi segreti e la sua ricetta. Ciò nonostante, l’assenza di un disciplinare rigido permette di guardare la ricetta e di personalizzarla, e soprattutto di renderla anche creativa e gourmet.
Dalla necessità alla tradizione
Le pallotte cacio e ova sono riuscite nel tempo a valicare i confini domestici: sono riuscite ad essere apprezzate anche al di fuori delle case, raggiungendo agriturismi e osterie che le propongono o come antipasto o come secondo piatto.
Oggi rappresentano il piatto simbolo dell’Abruzzo e rappresentano l’identità regionale.
Inoltre, da piatto tipico della cultura contadina, è riuscito a diventare anche un piatto gourmet con diverse variazioni che solleticano anche la creatività degli chef.
Pallotte Cacio e Ova
Pallotte Cacio e Ova Abruzzesi
Ingredienti
- Per l’impasto:
- 125 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
- 125 g di Pecorino grattugiato
- 50 g di pane raffermo solo mollica
- 2 uova
- 1/2 manciata di prezzemolo tritato
- 1 spicchio d’aglio finemente tritato
- Per il sugo e la cottura:
- 375 g di salsa di pomodoro
- 1 pezzetto di peperone
- Qualche foglia di basilico
- 1/2 dl di olio extravergine d’oliva o di semi
- q.b. di sale
- q.b. di olio di oliva per friggere
Istruzioni
- Passaggio 1: Preparazione dell’impasto
- Riunire in una terrina il formaggio, la mollica di pane bagnata e strizzata, il prezzemolo, l’aglio finemente tritato e le uova, formando un impasto omogeneo.
- Passaggio 2: Formatura
- Con il palmo delle mani leggermente bagnate formare delle polpette.
- Passaggio 3: Frittura
- Friggerle in abbondante olio di semi o olio di oliva, sgocciolarle bene dall’olio in eccesso.
- Passaggio 4: Cottura nel sugo e servizio
- Metterle nel tegame nel quale nel frattempo sarà stata messa la salsa di pomodoro con l’olio, profumandola con basilico e un pezzetto di peperone. Cuocere per venti minuti a fuoco lento e servire calde.
I miei segreti per pallotte cacio e ova morbide: gli errori da evitare
Quando si preparano le pallotte cacio e ova bisogna fare attenzione a dei piccoli accorgimenti che, se non rispettati, possono minare la perfetta riuscita del piatto.
1. La consistenza dell’impasto è fondamentale
Errore: impasto troppo asciutto.
Per prima cosa bisogna stare attenti alla consistenza finale dell’impasto. L’impasto deve essere morbido ma non troppo molle, altrimenti non si riusciranno a formare le polpette.
Nemmeno deve essere troppo duro, perché questo significherebbe che abbiamo messo troppo pane e avremo delle polpette di pane anziché delle cacio e ova. La consistenza deve essere morbida ma solida: dovrete riuscire a fare le polpette solo con l’aiuto delle mani bagnate.
2. Il pane fa la differenza
Errore: troppo pane o uso scorretto del pangrattato.
È importante utilizzare il pane giusto: è meglio un pane raffermo, il pane del giorno prima andrà benissimo. Non consiglio il pane in cassetta perché risulterebbe troppo morbido, e nemmeno il pangrattato (io l’ho utilizzato semplicemente per appoggiare le polpettine sul piatto per non farle attaccare).
La crosta del pane eliminatela, in quanto a noi interessa che il pane ammollato e strizzato andrà perfettamente sia con il formaggio che con le uova.
3. Il formaggio deve essere equilibrato
Errore: eccesso di formaggio stagionato.
Per le pallotte cacio e ova io ho utilizzato un 50% di pecorino e 50% di parmigiano.
Dobbiamo utilizzare un formaggio che non sia troppo stagionato, ma che sia facile da amalgamare al composto e soprattutto che dia la giusta consistenza in bocca per le polpette.
4. La frittura deve essere fatta bene
Errore: olio poco caldo.
Le pallotte cacio e ova, prima di essere buttate nella passata di pomodoro, devono essere fritte. È importante raggiungere la corretta temperatura dell’olio: la temperatura di 175 °C è perfetta al nostro scopo.
Riusciremo ad avere la polpettina cotta all’interno e una crosticina croccante all’esterno. Deve diventare dorata in modo tale che abbia una crosticina che non si vada poi a spappolare nel sugo.
5. Non farle troppo grandi
Errore: dimensioni eccessive e cottura non uniforme.
Le polpette devono avere la giusta misura: non bisogna farle troppo piccole, ma nemmeno troppo grandi. Io le ho fate a misura di C semi-richiusa ed era una misura a mio parere perfetta.
Tenete conto che poi in cottura le pallotte prenderanno il sugo e si ingrosseranno leggermente. Inoltre, si avrà il problema che se le polpette sono di una grandezza eccessiva, non si avrà una cottura uniforme.
6. Il sugo deve essere fluido
Errore: sugo troppo ristretto.
Non far stringere il sugo: è importante che il sugo non sia troppo ristretto. Per intanto deve avvolgere completamente le pallotte: le pallotte non devono navigare nel sugo, ma devono essere ricoperte.
Qualora il sugo si restringesse troppo, allungatelo leggermente con un pochino d’acqua in modo da renderlo un pochino più fluido.
7. Il mio piccolo trucco: il riposo in frigorifero
Prima di passarle in frittura, io ho deciso di far fare all’impasto un riposo di circa una mezz’oretta in frigorifero.
Questo fa sì che si avrà uno shock termico e la frittura sarà leggermente più croccante.
Come servire le pallotte cacio e ova: le mie idee di presentazione
Le pallotte cacio e ova possono essere servite sia come antipasto che come secondo piatto. Come antipasto faremo una dose inferiore e magari delle pallotte un pochino più piccole, servendone giusto due o tre.
Come piatto unico invece possiamo seguire la mia dose: penso che ne siano uscite fuori intorno a 12 pallotte.
Possono essere servite e accompagnate dalla verdura: io ho scelto di fare della cicoria ripassata, ovvero la verdura che trovavo sempre in Abruzzo, e di accompagnare il tutto con una bella fetta di pane tostato — sarebbe un peccato mortale non fare la scarpetta.
Fritte o al sugo? La mia scelta
Durante il mio viaggio in Abruzzo, come dicevo, ho avuto modo anche di assaggiarle in versione più gourmet, ovvero con diversi ripieni e solamente fritte, e non poi passate nel sugo.
Seppur eccezionali, io preferisco la versione tradizionale: quelle fritte e poi ripassate nel sugo sono veramente una coccola per il palato.
Cosa bere con le pallotte cacio e ova: l’abbinamento perfetto
Le pallotte cacio e ova sono un piatto identitario dell’Abruzzo e, poiché definiscono così bene questa regione, non potevo che scegliere un vino fortemente identitario della regione stessa.
Così la mia scelta è ricaduta su un Cerasuolo d’Abruzzo: il Cerasuolo, essendo fresco e avendo in generale una buona acidità con dei sentori sia di erbe mediterranee che di floreali e frutti rossi, a mio parere accoglie quello che è la pallotta cacio e ova.
L’acidità spesso è più verticale; invece se usato più giovane aiuta a ripulire il palato dalla grassezza del formaggio e dalla frittura, mentre la morbidezza del vino e la sua sapidità accompagnano perfettamente il condimento.
Io ho provato una versione di Cerasuolo già evoluta nel tempo, quindi con meno acidità e un pochino più di corpo, e nonostante tutto l’abbinamento si è dimostrato eccezionale con il suo calore.
Invece, se non si amassero i rosati, si potrebbe optare per un bianco che potrebbe essere o il Trebbiano d’Abruzzo oppure il Pecorino.
Sconsiglio vivamente i vini rossi, a meno che non siate capaci di trovare un vino con pochissimo tannino, in quanto il tannino è quello che potrebbe andare a rovinare il piatto: un tannino troppo aggressivo andrebbe a cozzare con il formaggio e le uova e, a mio parere, si avrebbe un retrogusto metallico non piacevole.
❓ Domande frequenti sulle pallotte cacio e ova
Posso prepararle in anticipo?
Sì. Puoi formare le pallotte e tenerle in frigorifero fino al momento di friggerle, oppure cuocerle nel sugo e scaldarle a fuoco lento prima di servirle (il giorno dopo sono ancora più saporite).
Posso congelarle?
Sì, puoi congelarle da fritte (una volta raffreddate) prima di tuffarle nel pomodoro. Al momento dell’uso, tuffale direttamente nel sugo caldo a fuoco dolce senza scongelarle prima.
Perché si sfaldano in cottura?
Si sfaldano se l’impasto è troppo molle, se l’olio di frittura non ha raggiunto i $175\text{ }^\circ\text{C}$ (mancanza della crosticina protettiva) o se vengono fatte bollire troppo vivacemente nel sugo invece di sobbollire a fuoco dolce.
Perché diventano dure?
Diventano dure se si usa troppo pane rispetto ai liquidi, se si aggiunge il pangrattato nell’impasto anziché la sola mollica rafferma bagnata, o se si eccede con formaggi troppo stagionati e secchi.
Posso non friggerle?
La ricetta tradizionale prevede rigorosamente la frittura, fondamentale per creare la crosticina che sigilla il cuore morbido. La cottura diretta nel sugo o al forno altera la consistenza originale.
Posso usare solo pecorino?
Sì, ma attenzione alla sapidità. Il pecorino abruzzese tradizionalmente usato ha un sapore deciso; se risulta troppo intenso, il bilanciamento 50% pecorino e 50% parmigiano garantisce la giusta morbidezza al palato.
Quanto devono essere grandi?
La dimensione ideale è quella di una noce grande o di una pallina da golf (a misura di mano semi-richiusa). Considera che in cottura nel sugo assorbiranno il pomodoro e aumenteranno leggermente di volume.
Conclusione: il sapore dell’Abruzzo in pochi ingredienti
La capacità di trasformare il pane raffermo nelle polpette grazie alle uova e al formaggio rappresenta quello che è sempre stata la cucina povera: l’arte del riutilizzo e l’arte di non sprecare.
È qualcosa che è ben radicato nei ricordi dei nostri genitori e delle nostre nonne: non buttare il cibo, è questa la vera scommessa, e soprattutto essere in grado di recuperarlo creando piatti dal sapore unico.
Forse è stato proprio questo che mi ha colpito in modo particolare di questo piatto: la sua capacità di essere un piatto unico e un piatto che racconta la storia tramite il racconto orale della ricetta e tramite l’arte del recupero.
Con questo articolo ho voluto ricordare il mio viaggio in Abruzzo, una terra straordinaria.
Se vuoi provare un’altra ricetta di polpette prova le mie polpette di tofu!