Degustazioni,  IN CANTINA

L’oro bianco delle Langhe: la mia recensione della Nascetta di Stroppiana (con un abbinamento pazzesco)

Dalle Langhe al calice: la mia scoperta della Nascetta di Stroppiana 

Quanti di voi hanno mai sentito parlare di Nascetta e soprattutto della Nascetta di Stroppiana? Forse qualcuno che abita in Piemonte o bazzica quelle zone la conosce, ma perlopiù parliamo di un vitigno autoctono quasi sconosciuto. Questa varietà bianca sta vivendo timidamente una rinascita straordinaria, eppure resta ancora una perla nascosta per molti appassionati. 

Durante una delle mie escursioni in enoteca, cercando qualcosa di particolare, trovai questa bottiglia grazie ai super consigli della mia enoteca di fiducia. Si trattava di una Nascetta del 2017 e la domanda che mi posi subito fu chissà com’è invecchiata. Chissà quali sensazioni saprà darmi questo vino così unico nel suo genere. 

Così ho deciso di portarla a casa per degustarla e raccontarvela. In questo articolo vi porto con me alla scoperta del vitigno Nascetta e della cantina Stroppiana. Mettetevi comodi perché insieme degusteremo, allora, questa eccezionale Nascetta del 2017. 

Il vitigno Nascetta: la fenice dei bianchi piemontesi

La Nascetta è un’uva a bacca bianca straordinaria perché, a differenza di molti bianchi piemontesi, ha una grandissima struttura e una predisposizione naturale all’invecchiamento. Nel corso del Novecento è stata quasi dimenticata a favore di vitigni più produttivi o dei famosi rossi della zona delle nostre Langhe. 

È solo alla fine del secolo, grazie alla testardaggine di pochi viticoltori, che è stata riscoperta, e oggi è una Langhe DOC Nascetta. Rappresenta la fenice dei bianchi piemontesi, un po’ come il Timorasso, una perla nascosta risorta dalle sue ceneri grazie alla visione di qualche produttore. 

Oggi è prodotta in diverse zone, come a La Morra da Stroppiana, ma la sua culla storica si trova nel comune di Novello. Già nel 1800 veniva citata come un’uva straordinaria, capace di dare vini d’eccellenza, ma cos’è che la rende così particolare? 

La sua particolarità sta nella struttura, nella complessità e in una componente tannica dovuta alla buccia dell’uva che ricordano quasi un vino rosso. Non è un bianco leggero da aperitivo, ma un vino da bere con convinzione e con la riflessione di un determinato vitigno. 

Quello che mi ha incuriosito è stata l’annata di questo vino, il 2017, perché pensavo che non avesse tutto questo potere di invecchiamento. In realtà la longevità è una delle sue caratteristiche principali, poiché possiede una grandissima acidità e una struttura che le permettono di evolvere. 

Il vino migliora in bottiglia per anni, sviluppando note complesse come idrocarburi e idromele, simili ai grandi bianchi della Germania, nonostante sia un’uva difficile. Ha rese incostanti, per questo i contadini preferivano vitigni più facili o rossi redditizi, rendendo la sua sopravvivenza fino a noi un vero miracolo. 

L’identikit ampelografico e il terroir magico di La Morra

Per quanto riguarda il carattere ampelografico, ha una foglia di taglia medio-grande, generalmente pentalobata o trilobata, dal colore verde intenso e dalla superficie leggermente rugosa. Il grappolo si presenta di dimensioni medie, cilindrico-conico, spesso alato con una piccola ramificazione laterale ed è piuttosto compatto con acini vicini. 

L’acino è di forma sferica o leggermente ellittica, di dimensione media, con una buccia giallo-dorata o ambrata quando è ben matura. Questa buccia spessa, ricca di pruina ovvero quella sottile patina bianca naturale, è il segreto della sua struttura e dei suoi profumi. 

La Nascetta è una pianta capricciosa, ha una produzione naturalmente incostante, soffre gli sbalzi climatici ed è un’uva tardiva che matura a fine settembre. Il territorio di La Morra è caratterizzato da terreni composti prevalentemente da marne bluastre calcareo-argillose, note come marne di Sant’Agata, presenti anche nel Barolo. 

Se nel Barolo donano eleganza e profumi finissimi, sulla Nascetta regalano una grandissima nota minerale e una sapidità che si avverte alla fine del sorso. Le vigne a La Morra godono di ottima altitudine e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, segreto che ne preserva l’acidità. 

Il vitigno esprime sfumature diverse a seconda della zona: a Novello tende a essere più caldo, mentre a La Morra acquisisce verticalità, freschezza e finezza. Il clima fresco e ventilato permette all’uva di maturare lentamente, concentrando i profumi e preservando l’acidità che permette di invecchiare nel tempo. 

Cantina Stroppiana: la mano dell’artigiano e la cura del dettaglio

La cantina Stroppiana è una realtà a conduzione familiare nel cuore di La Morra, precisamente nella frazione di Fontanafredda, dove contano prima di tutto le persone. Questo significa che ogni decisione, dalla vigna alla cantina, è presa in prima persona con la cura e l’attenzione che solo una famiglia può dare. 

Scordiamoci le grandi industrie o le grandi maison, perché la loro filosofia parte dal presupposto che un grande vino si fa prima di tutto in campo. Praticano una viticoltura rispettosa, con lavorazioni mirate e vendemmie manuali, selezionando in modo sartoriale soltanto i grappoli migliori per la produzione. 

Lavorare a mano è fondamentale con la Nascetta perché, essendo capricciosa, bisogna fare un lavoro di taglio e cucito per selezionare il meglio. Qui si ha rispetto per l’uva e la vinificazione in cantina punta a preservare la purezza assoluta del vitigno in ogni singola bottiglia. 

L’uso sapiente dell’acciaio serve a mantenere intatta la freschezza e la mineralità tagliente che il terreno di La Morra ha donato agli acini. 

Scheda Tecnica: Langhe DOC Nascetta – Cantina Stroppiana 

  • Vitigno: Nascetta 100%. 
  • Terreno: Calcareo con marne sabbioso-argillose. 
  • Località: Località Rivalta di La Morra e Bussia di Monforte d’Alba. 
  • Esposizione: Est / Ovest. 
  • Altitudine: 400 metri s.l.m. 
  • Anno di impianto: 2012. 

Vinificazione e Affinamento

  • Vinificazione: La vendemmia avviene nelle prime settimane di ottobre mediante una pigiatura soffice. Il pigiato viene subito pressato delicatamente e il succo viene chiarificato in maniera statica, senza l’utilizzo di chiarificanti chimici. Il mosto fermenta successivamente per 15-20 giorni a una temperatura controllata di 18-20°C, ideale per sviluppare e mantenere al meglio le note aromatiche tipiche del vitigno. 
  • Affinamento: A fine fermentazione il vino viene trasferito in vasche di acciaio e mantenuto a bassa temperatura, mai sopra i 15-16°C. Viene sottoposto a periodica agitazione per facilitare l’affinamento sulle fecce fini fino alla fine dell’inverno. L’imbottigliamento avviene nel pieno dell’estate. 
  • Gradazione alcolica: 13% vol. 
  • Produzione media annuale: 4.000 bottiglie. 

Note di Degustazione del Produttore

  • Alla Vista: Colore giallo paglierino carico, impreziosito da evidenti riflessi verdognoli. 
  • Al Naso: Si ritrovano inizialmente fresche note di agrumi, pompelmo e pesca bianca, che evolvono poi verso sentori di fiori bianchi e frutti esotici. 
  • In Bocca: La freschezza inonda il palato in modo vibrante. Il sorso persiste a lungo grazie a un fitto tappeto sapido che, insieme ai richiami di frutta secca, regala una piacevole sensazione succosa e serica. 

La Degustazione della Nascetta di Stroppiana nel Calice: L’Esame Organolettico

Nascetta di Stroppiana

La Nascetta 2017 di Stroppiana si presenta nel calice con un colore giallo quasi dorato, una consistenza non particolarmente densa e senza alcun difetto visibile. 

L’analisi a freddo: i primi profumi e il sorso

Appena versato il vino è molto freddo, l’olfatto appare poco intenso ma rivela subito una nota di susina e albicocca matura. Si avverte un lieve sentore di ginestra, unito al gelsomino, a una leggera nota aromatica vegetale di salvia e forse a un pochino di ginepro. 

In questo momento in bocca il vino non mostra tantissimo corpo, la morbidezza risulta media ed esprime tutto sommato una buona acidità complessiva. Questa spalla acida con il tempo è andata un po’ ad affievolirsi, d’altronde non ricordavo la Nascetta come un vitigno estremo dall’acidità elevatissima. 

Il finale in questa fase iniziale non è tanto persistente, complice la temperatura di servizio ancora troppo bassa che ne blocca la reale espressione. 

L’evoluzione con il calore: l’esplosione del carattere

Riproviamo ora a sentire la Nascetta con una temperatura più calda, che permette finalmente di confermare i sentori di susina e di albicocca. Tra le erbe aromatiche adesso sento più intensamente la salvia e il timo, accompagnati da una leggera nota agrumata di limone o cedro. 

Il floreale vira deciso verso un fiore giallo, si percepisce forse anche un po’ di pera, mentre il corpo medio si rivela equilibrato. La buona acidità rimasta ha consentito al vino di affinare nel tempo senza precipitare, mostrando una componente morbida ma decisamente molto calda. 

Alcolicamente potrebbe essere sui 14% in volume e in effetti ci ho azzeccato guardando l’etichetta, confermando la struttura di questa annata. La persistenza finale non è lunghissima, lascia una leggera nota amaricante dove esce fuori la noce, che ora sento un pochino anche al naso. 

Man mano che il vino si scalda nel calice emerge infine una bellissima nota di zafferano, percepibile soprattutto per via retrolfattiva dopo il sorso. 

Nascetta Stroppiana 2017

Intensità Olfattiva 
Complessità (Profumi) 
Corpo / Struttura 
Acidità / Freschezza 
Persistenza (Finale) 

Summary


Timido a freddo, esce alla distanza con il calore.
Bellissima evoluzione da frutta a erbe aromatiche e zafferano.  
Consistenza media, sorso snello ma molto caldo (14% vol). Buona tenuta nel tempo, integrata e mai tagliente. Non lunghissimo, chiude con una tipica nota di noce. 

Il Verdetto Finale (H3) 
Longevità: Sorprendente. Ha retto gli anni senza precipitare, dimostrando il potenziale del vitigno. 
Temperatura di servizio ideale: Assolutamente non freddo da frigo! Dai 12°C in su per apprezzare lo zafferano. 
A chi lo consiglio: A chi cerca un bianco da meditazione o da pasto, lontano dai soliti cliché dei bianchi leggeri e beverini. 

3.2

Gli Abbinamenti Ideali

Essendo un bianco con una grande struttura, una grande longevità e una grande acidità, si presta benissimo per essere considerato un vero vino gastronomico. Sicuramente l’abbinamento territoriale ha la sua rilevanza principale, quindi vanno benissimo gli antipasti della tradizione piemontese come il classico vitello tonnato. 

Sono perfetti anche i flan di verdure con fonduta, insomma qualcosa che abbia abbastanza grassezza dove l’acidità del vino riesce a ripulire il palato. Inoltre, magari in una versione meno evoluta, si sposa egregiamente con crudi di pesce, tartare di ricciola e il sushi. 

Potete provarlo pure con primi piatti caratterizzati da sughi bianchi di cortile oppure con freschi formaggi di capra dalle note leggermente acidule. 

L’azzardo perfetto: il mio abbinamento con il tartufo

Per la sua evoluzione e per i suoi sentori particolari, io ho deciso di fare una cosa un po’ speciale per questa bottiglia. Avevo trovato un tartufo umbro e ho deciso di preparare degli strangozzi al tartufo nero e delle uova strapazzate, sempre arricchite con il tartufo. 

A mio parere la Nascetta di Stroppiana evoluta del 2017 con il tartufo ci stava molto bene, grazie alla sua buona acidità residua. Possiede ottimi sentori terziari che ben si sposano con le note tipiche del tartufo, creando un bellissimo contrasto nel calice. 

La complessità strutturale del vino ha creato un gioco perfetto con la complessità del piatto, dimostrando l’incredibile versatilità gastronomica di questo vitigno. 

Conclusioni sulla Nascetta di Stroppiana

In tutta onestà pensavo che la Nascetta fosse un vino un po’ leggerino e non pensavo avesse tutta questa capacità di evoluzione. È stata una scoperta che mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta, dato che l’ho preso più per curiosità che per altro. 

Avevo già bevuto della Nascetta ma non aveva mostrato tutta questa evoluzione, quindi questa bottiglia mi ha piacevolmente sorpreso nel calice. Il fatto che avesse ben 9 anni mi ha fatto pensare che anche un bianco può avere longevità se possiede acidità e struttura. 

Soprattutto la cura maniacale in questo vino e il fatto che sia un’azienda familiare, e non una grande maison, mi ha fatto apprezzare il lavoro. 

Un piccolo grande miracolo artigianale

Il grande impegno che c’è stato sia sul campo che in cantina è il segno che anche un’azienda piccola può fare grandissimi vini. Questa bottiglia è la vera espressione di un territorio unico e se vi capita vi consiglio assolutamente di provare la Nascetta di Stroppiana. 

Se ci riuscite, cercatela anche nella sua versione più evoluta perché rimarrete sicuramente stupiti da quello che questo grande bianco piemontese sa offrire. È un vino trasversale, perfetto per un aperitivo colto ma con la struttura adatta a reggere un intero pasto, persino con il tartufo.